Inchiesta Telecom, il caos dei dossier

Rinviata al 18 aprile la decisione sulle schedature abusive raccolte
dall'azienda. La Corte Costituzionale deve decidere se è legittima la
norma che impone la loro distruzione. Intanto si arena la trattativa
sui patteggiamenti tra imputati e procura

Milano - Cosa fare delle centinaia di dossier illegali raccolti da Telecom all'epoca della gestione di Marco Tronchetti Provera? Questa mattina la decisione doveva venire dal giudice preliminare milanese Giuseppe Gennari, titolare del fascicolo sull'ex capo della security di Telecom, Giuliano Tavaroli, e i suoi presunti complici. Ma tutto è stato rinviato al 18 aprile, nell'attesa che la Corte Costituzionale sbrogli il nodo che blocca di fatto il processo: la cosiddetta , approvata quasi all'unanimità dal Parlamento all'epoca dello scandalo, che ordinava la distruzione dei dossier raccolti illecitamente. Una norma contestata sia dalla Procura, che dagli imputati, che dalle parti offese: oggi presenti in aula a volte personalmente (come il vicedirettore del Corriere della sera, Massimo Mucchetti, vittima di un poderoso attacco informatico) o attraverso i loro legali, come la mega-agezia di investigazioni americana Kroll, colpita dagli hacker di Telecom durante la guerra per il controllo di Telecom Brasile. Nel frattempo fervono le trattative tra imputati e Procura per evitare un processo che sarebbe lungo e di esito incerto. Nelle settimane scorse era stato dato quasi per certo che i due principali imputati - ovvero Tavaroli e l'investigatore privato Emanuele Cipriani - si avviassero verso il patteggiamento della pena. Difensori e pm lavoravano ad una via d'uscita quasi indolore, visto che - con qualche aggiustamento del capo d'imputazione - i reati contestati sono parzialmente coperti dall'indulto. Invece Marco Mancini, ex numero 2 del Sismi, appariva (ed era uno tra i pochi) orientato a chiedere l'assoluzione già in sede di udienza preliminare, convinto di poter dimostrare docuentalmente la sua estraneità alla vicenda. Invece, improvvisamente, la trattativa si è arenata. Su un ostacolo apparenemente banale: la volontà di Cipriani di rientrare in possesso dei 14 milioni di euro sequestrati dalla Procura su un suo conto lussemburghese Per la Procura, sono i proventi delle attività illecite dell'investigatore. Per Cipriani invece sono denari legittimamente guadagnati lavorando non solo per Telecom ma per numerose grandi aziende italiane. Se Cipriani - che dell'inchiesta è il principale - si impuntasse, rischierebbe di saltare l'interrogatorio cui la Procura ha chiesto di sottoporlo nelle prossime settimane per consolidare una volta per tutte le sue affermazioni. E se Cipriani scegliesse di nom ripetere le sue accuse sarebbe l'intero processo a rischiare di venire seriamente azzoppato