Inchiesta Unipol-Bnl, D'Alema a Consorte: "Facci sognare..."

L'allora numero uno di Unipol chiama Fassino: &quot;Abbiamo il 51,8% di Bnl. Ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini&quot;. L'immobiliarista Ricucci ride e dice al ds La Torre: &quot;Datemi un tessera&quot;. La Quercia: &quot;Circo mediatico illegale&quot;. Storace (An): D'Alema a casa<strong> </strong>

Milano - «Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini». Sono le parole che in una telefonata del 17 luglio del 2005 l’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte disse a Piero Fassino, segretario dei Ds. Si tratta di un brano di una delle 73 telefonate di cui alcuni dei legali degli 84 indagati dell’inchiesta milanese su Antonveneta e su altre scalate come Bnl stanno prendendo visione al settimo piano del Palazzo di Giustizia dopo il deposito da parte del Gip Clementina Forleo.

Fassino "Sto abbottonatissimo". Sarebbero le parole del segretario dei Ds, Piero Fassino, in un colloquio intercettato del 5 luglio 2005 con l’ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte, e contenuto nella perizia con le trascrizioni dei dialoghi nell’ambito delle inchieste sulle scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs. È una delle telefonate in cui politici (non indagati) parlano con indagati intercettat. Nei testi, che hanno potuto oggi essere consultati dalle parti, i puntini sospensivi stanno per parti dell’intercettazione inintellegibili. Fassino parlando con Consorte gli spiega che l’allora numero uno di Bnl, Luigi Abete, vuole vederlo per parlargli. Ecco un brano tratto dalla perizia, trapelato oggi.
Fassino: Gli... gli altri cosa fa? Perché mi ha chiamato Abete.
Consorte: sì.
Fassino: chiedendomi di vederci, non mi ha spiegato, cioè voglio parlarti, parlarti a voce, a voce, viene tra un pò.
Consorte: uhm.
Fassino: su quel fronte lì cosa succede?
Consorte: mah, guarda, su quel fronte lì... eh noi con.. però tu... ma questa... eh... non gliela devi dire a lui...
Fassino: ma io non gli dico niente, voglio sapere, voglio solo avere elementi utili per il colloquio.
Consorte: no, no, no. No, no. Ti sto infatti...
Fassino: sto abbottonatissimo.
Consorte: eh. No, ma ti dico anche quello che puoi dire e non dire, solo questo.
Fassino: ecco meglio così.
Dimmi tu.
Consorte: noi, sostanzialmente con gli spagnoli un accordo l’abbiamo raggiunto.
Fassino: sì.
Consorte: anzi, non sostanzialmente ma di fatto proprio, concreto. Uhm! Naturalmente ci siamo riservati di sentire i nostri organi.

La telefonata proseguirebbe su argomenti personali per poi riprendere:
Fassino: ma sarebbe un accordo che si configurerebbe come?
Consorte: l’accordo si configura che noi aderiamo alla loro ops... Fassino: eh.
Consorte: loro ci danno il controllo di Bnl Vita.

La conversazione poco più sotto proseguirebbe:
Fassino: vi passano a voi le quote di Bnl Vita?
Consorte: sì.

Dopo ancora qualche battuta, la telefonata andrebbe avanti così: - Consorte: sì, sì e soprattutto ci danno tutti gli assets, quindi otto miliardi di euro che Bnl Vita gestisce, cioè tutta l’azienda proprio, praticamente no? Poi ci danno un altro oggetto...
Fassino: ehm.
Consorte: che però non si può dire oggi.

Ancora più avanti la telefonata proseguirebbe:
Consorte: e poi d’altra parte il vero problema è che noi non riusciamo a chiudere l’accordo con Caltagirone, questo è il problema vero.
Fassino: qual è il problema?
Consorte: fa richieste assurde.

D'Alema a Consorte: "Facci sognare" «Facci sognare! Vai!». È quel che avrebbe detto l’attuale ministro degli Esteri Massimo D’Alema all’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte in una telefonata intercettata sull’utenza di Consorte il 7 luglio 2005, alle 23:18, la cui trascrizione ha potuto essere oggi letta dalle parti. Il colloquio è tra Consorte e Latorre ma a un certo punto il telefono viene passato a D’Alema che, rivolgendosi a Consorte a proposito della scalata Bnl, secondo quanto è trapelato- gli direbbe:
D’Alema: va bene. Vai avanti vai!
Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
D’Alema: facci sognare. Vai!
Consorte: anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
D’Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
Consorte: esatto. È da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
D’Alema: va bene, vai!

D'Alema a Consorte: attento alle comunicazioni «Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni». È questo il contenuto di una telefonata del 14 luglio 2005 tra Massimo D’Alema e Gianni Consorte. Il 14 luglio del 2005 D’Alema è a un convegno su Amendola in compagnia di Stefanini della Lega delle cooperative e appunto avverte Consorte della necessità di vedersi di persona. D’Alema dice a Consorte di mettersi d’accordo con Nicola Latorre. Nella telefonata successiva viene raggiunto l’accordo tra Consorte e Latorre di vedersi a cena la domenica seguente a casa di Latorre.

D'Alema: se ce la fate vi rispetteranno «Ho fatto un pò di chiacchierate anche milanesi... insomma alla fine se ce la fate poi vi rispetteranno». Così Massimo D’Alema, il 4 luglio 2005, avrebbe rassicurato Pierluigi Stefanini, presidente di Holmo, la holding della cooperative che controlla Unipol e ora presidente del gruppo assicurativo, in merito alle reazioni degli ambienti finanziari, anche di Milano, che non vedevano di buon occhio la scalata alla Bnl. Il passaggio della conversazione tra d’Alema e Stefanini avviene sul telefono dell’allora numero uno di via Stalingrado, Giovanni Consorte. Conversazione che fa parte dei colloqui contenuti nella perizia depositata oggi dal gip Forleo nell’ambito delle inchieste sulle scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs e di cui l’ANSA è venuta a conoscenza attraverso fonti autorizzate a prenderne visione.
Quel giorno l’attuale ministro degli esteri alle 9.46 aveva chiamato Consorte per comunicargli, a quanto si è appreso, che l’europarlamentare dell’Udc Vito Bonsignore era andato a trovarlo in quanto avrebbe voluto una contropartita politica per rimanere nel contropatto dell’istituto romano che riuniva i cosiddetti «immobiliaristi» tra cui Stefano Ricucci. Contropatto che poi aveva ceduto la sua quota del 27,49% di Bnl per 2,2 miliardi alla Unipol. «Eh, Gianni, - avrebbe detto D’Alema al suo interlocutore - andiamo al sodo, se vi serve resta». E Consorte avrebbe ammesso: serve.
A un certo punto Consorte avrebbe passato il suo cellulare a Stefanini al quale D’Alema avrebbe detto: «Ringrazia i nostri amici». E poco dopo: «fate bene i conti, non sbagliate i conti». Il dialogo poi proseguirebbe con una rassicurazione di D’Alema: «Comunque ho fatto un pò di chiacchierate anche milanesi...insomma alla fine, se ce la fate poi vi rispetteranno».

Ricucci a Latorre: datemi un tessera «Ormai, stamattina a Consorte gliel’ho detto, datemi una tessera perché io non ce la faccio più», dice ridendo il 18 luglio 2005 Stefano Ricucci parlando al telefono con Nicola Latorre.
Latorre: «Stefano».
Ricucci: «Eccolo il compagno Ricucci all’appello».
Dice Latorre a Ricucci: «Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo. Rosso oltretutto».
Ricucci replica: «Ho preso da Unipol io tutto, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol».