Inchiesta vip, spunta il riciclaggio

Filone dopo filone, si moltiplicano le indagini parallele del pubblico ministero Woodcock

nostro inviato a Potenza
Mentre gli ispettori del ministero della Giustizia stanno per arrivare in procura a Potenza per capire da quale falla nel segreto istruttorio siano potute uscire le indiscrezioni su vallettopoli, il pm Henry John Woodcock si prepara a un altro giro di interrogatori per raccogliere nuovi riscontri sul filone d'indagine che riguarda i fotoricatti. Ma il lavoro prosegue in silenzio anche negli uffici della squadra mobile della questura del capoluogo lucano: si ascoltano intercettazioni e si analizzano le risultanze raccolte dagli investigatori anche su altre piste «scampate» alla fuga di notizie che avrebbe invece compromesso la parte dell'inchiesta incentrata sui vip.
In particolare, sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti ci sarebbero alcune truffe perpetrate anche ai danni di nomi noti, e c'è poi un filone distinto, ma collegato a «vallettopoli», su una vicenda di riciclaggio. Non sarebbero comuni i nomi degli indagati già trapelati negli ultimi giorni, e non ci sarebbero volti noti in ballo tra i sospetti. Ma anche per l'ipotesi di riciclaggio la genesi sarebbe la solita: le intercettazioni di Vittorio Emanuele di Savoia, con epicentro il casinò di Campione d'Italia. La casa da gioco dell'enclave italiana in territorio svizzero era già finita nel mirino di Woodcock: l'inchiesta del giugno scorso aveva portato all'arresto del sindaco del piccolo paradiso fiscale, Roberto Salmoiraghi, indagato per corruzione perché avrebbe favorito per l'appalto di procacciatore di clienti una persona vicina al Savoia, accuse sulle quali ora è al lavoro la procura di Como. Anche l'ipotesi di riciclaggio ha già lambito in passato il casinò. Il primo cittadino di Campione nel giugno del 2005 aveva infatti ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura generale di Reggio Calabria con l'accusa di associazione esterna di stampo mafioso nell'ambito dell'inchiesta «Gioco d'azzardo», su un sistema di finanziamento di speculazioni edilizie avvenute attraverso presunte operazioni di riciclaggio di denaro che, secondo l'accusa, proveniva da finanziatori molto vicini agli ambienti della criminalità organizzata reggina e messinese.
L'inchiesta riguardava proprio il casinò municipale (oggetto di una «visita» di agenti della Dia per acquisire atti, e in seguito di una commissione d'inchiesta nominata dal ministero dell'Interno che ne ha stigmatizzato i criteri di gestione poco trasparenti), del quale in passato Salmoiraghi era stato amministratore delegato. La vicenda era stata ricordata anche, a novembre scorso, dal prefetto di Como Domenico Lerro nella motivazione del decreto di sospensione del primo cittadino dalla sua carica. E ora, sulle presunte attività illecite connesse alla casa da gioco, tornano a occuparsi gli inquirenti lucani.