Inchiesta "Why not"guai per De Magistris:rinviato a giudizio

Concorso in abuso d'ufficio. Di questo reato dovranno rispondere il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e il superconsulente informatico Gioacchino Genchi. I due sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Roma

Concorso in abuso d'ufficio. E' questo il reato di cui dovranno rispondere il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e il superconsulente informatico Gioacchino Genchi. I due sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Roma, Barbara Callari.

La prima udienza è stata fissata per il 17 aprile prossimo, davanti ai giudici della seconda sezione. La contestazione riguarda l’acquisizione e il trattamento nell’ambito dell’inchiesta denominata "Why not", di tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza aver prima richiesto l’autorizzazione alle Camere di appartenenza.

I difensori avevano presentato una eccezione di incompetenza territoriale, sulla base di una nuova documentazione, tra cui un’attestazione della compagnia telefonica Vodafone che ha individuato a Palermo il primo atto conosciuto di accesso telefonico, oggetto di contestazione.

L’archivio oggetto del processo era stato sequestrato nel marzo del 2009. L’inchiesta era stata trasmessa per competenza alla Procura di Palermo. Il tribunale del riesame e la Cassazione poi hanno comunque stabilito che il provvedimento della magistratura inquirente capitolina non dovesse esser compiuto.

Secondo il filone del procedimento che chiama in causa Genchi e De Magistris, sono stati acquisiti tabulati di otto diversi membri del Parlamento, tra cui quelli di Clemente Mastella, Romano Prodi e Francesco Rutelli.

"Sono amareggiato per la decisione del Gup del Tribunale di Roma rispetto ad un procedimento in cui mi appare chiara l’incompetenza dell’autorità giudiziaria di Roma, così come è ancora più evidente l’infondatezza dei fatti", ha commentato il sindaco di Napoli, che poi ha aggiunto: "Non mi aspettavo questo rinvio a giudizio, perché l’accusa rivoltami è quella di aver acquisito tabulati di parlamentari senza necessaria autorizzazione del Parlamento stesso: mai un pm potrebbe essere così ingenuo. Ritenevo e ritengo un dover costituzionale indagare nei confronti di tutti e anche nei confronti dei parlamentari e dei potenti. Mi auguro che la magistratura giudicante, nella sua autonomia e indipendenza, riconosca la correttezza del mio operato e l’infondatezza degli addebiti formulati dalla Procura di Roma".

Infine, l'ex pm ha detto fiducioso: "L’unica nota positiva di questa giornata amara è che in un pubblico dibattimento tutti si potranno rendere conto della incredibile storia da cui ancora oggi sono costretto a difendermi".