Inchieste e candidature, Unione in difficoltà

Felice Manti

da Milano

Il giorno dopo la notizia delle possibili indagini su una decina di consiglieri della Regione Calabria, la Margherita fa quadrato. Nei giorni scorsi era trapelata la notizia di un’indagine nei confronti di alcuni consiglieri regionali calabresi, tra i quali alcuni esponenti del partito di Rutelli. Ieri il coordinamento locale della Margherita ha replicato con un comunicato nel quale si chiede al presidente del Consiglio regionale, il diessino Giuseppe Bova, «di verificare immediatamente l’infondatezza delle notizie» riportate da alcuni organi di stampa in merito a presunte indagini relative a 11 consiglieri regionali. Nel mirino della Margherita, oltre al Giornale, c’è anche l’Adnkronos, la Padania e il quotidiano locale La Gazzetta del Sud, che hanno dato risalto alla vicenda.
Secondo la Margherita quelle notizie «hanno messo in forse l’onorabilità dell’intero Consiglio regionale», che dunque dovrà tutelarsi nei confronti degli organi di stampa «richiedendo un significativo risarcimento danni, da destinare allo sviluppo della Locride».
Nella nota si fa riferimento al giallo dei passaporti, che sarebbero stati ritirati ad alcuni consiglieri. L’ipotesi di ritiro dei passaporti era in realtà una voce che circolava con insistenza in ambienti della Regione Calabria, già a partire da novembre, come peraltro ha confermato al Giornale uno dei consiglieri della Margherita. Secondo Angela Napoli (An), vicepresidente della commissione Antimafia, «la notizia girava in ambienti parlamentari da dieci giorni».
A smentire il giallo dei passaporti è intervenuto ieri anche il procuratore Antimafia, Piero Grasso: «Noi non siamo riusciti ad ottenere un riscontro su questa notizia - ha detto Grasso -. Ho fatto tutti gli accertamenti e posso smentire questa notizia in maniera assoluta». Se il giallo dei passaporti sembra risolto, rimane il dubbio sull’esistenza o meno di un’inchiesta sui consiglieri regionali, come ha sottolineato la stessa Napoli: «Credo che il procuratore Grasso non possa smentire che ci siano in questo momento consiglieri regionali indagati».
Per la Margherita e per tutta la maggioranza che sostiene il governatore calabrese Agazio Loiero sono comunque settimane difficilissime. Sui palazzi della politica calabrese è sempre presente l’ombra del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, ucciso probabilmente dalla ’ndrangheta lo scorso 16 ottobre a Locri, durante le primarie dell’Unione. Ma a sfiancare Loiero e i suoi alleati, Ds e Margherita su tutti, sono soprattutto le candidature per le prossime elezioni politiche del 9 aprile. La rosa di nomi che circola in questo momento non aiuta il dialogo tra i militanti, le segreterie dei partiti e le stanze romane.
La Margherita dovrebbe candidare proprio Maria Grazia Laganà, figlia di un notabile dc e soprattutto vedova di Francesco Fortugno, a scapito forse di qualche parlamentare uscente. Provoca qualche malumore nei Ds la quasi certa candidatura in Calabria di un’altra vedova, Rosa Calipari, moglie del dirigente del Sismi Nicola, ucciso in Irak nell’operazione di liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Un malumore che ha portato il governatore Loiero a zittire il suo stesso portavoce, che si era espresso negativamente sulla scelta della Calipari. «Sono rimasto negativamente colpito dalle parole di Pantaleone Sergi, che è anche mio portavoce». L’opinione pubblica fatica a capire se quelle parole sono espresse a nome di Loiero o meno, ha detto il governatore, per cui da oggi in poi lo invito «a dedicarsi in forma esclusiva all’importante incarico che fiduciariamente gli ho conferito».