Le inchieste del Giornale: le mani sugli atenei

da Napoli

Si aprono le porte: ecco la peggior università d’Italia. Pulita, ordinata, precisa, organizzata, però la peggiore. Benvenuti all’ateneo Parthenope di Napoli, il punto più basso dell’istruzione universitaria italiana, secondo il Sole 24 ore. Sessantesima su sessanta Statali. Ultima e sola, lontana anni luce dal Politecnico di Milano, primo, ma lontana anche da Palermo e Pescara che la precedono. Va male il rapporto con i fondi pubblici, quello con i fondi privati, quello con le eccellenze. A leggere la classifica non c’è nulla che funzioni. Qui sembra non accorgersene nessuno. «La classifica si fonda su dati reali che non contestiamo», spiega il rettore della Parthenope, Gennaro Ferrara, docente di Economia e commercio, dal 1986 a capo di questa università, fondata nel 1920 dall'ammiraglio Leopardi Cattolica.
All'inizio, c'erano solo due facoltà, Economia marittima e Scienze nautiche, uniche in Italia, ora sono una decina. Fino al 1985, c'erano sì e no, 7-800 studenti, oggi sono 17mila. Il professor Ferrara, si ribella però «al metodo adottato dalla classifica, perché la scelta dei parametri, non è stata razionale». Il Rettore, con la passione per la politica e l'amore per la Dc (si è poi legato prima a Mastella e poi a Casini), fa l'elenco dei nuovi acquisti immobiliari fatti negli ultimi anni ed esalta le sue doti di manager, con l'occhio buono per gli affari. «La classifica non tiene conto della politica di investimenti fatta. Abbiamo acquistato delle nuove sedi, prestigiose da un punto di vista storico e di grande valore economico. Moltiplicatosi per 5 in pochi anni».
Classifica alla mano sembrerebbe però, che ad un fervente attivismo nel campo degli affari immobiliari, non corrisponderebbe un’altrettanto lusinghiera qualità della Parthenope. Ma, su questo punto, il Rettore si lancia in una promessa. «Sviluppata la crescita, aumentata la dimensione dell'ateneo, passiamo al miglioramento della didattica e della ricerca e dei servizi a favore degli studenti. Ci vediamo l'anno prossimo, non saremo più ultimi». Uno degli indicatori più contestati dal Rettore è l'attrattività, per gli studenti a iscriversi a una università al di fuori della propria regione: la Parthenope è al 49° posto ma, stanno peggio altre due università napoletane: la Federico secondo (52ª) e la Seconda Università, addirittura penultima. Il Rettore Ferrara ha una sua spiegazione. «Come si fa a non valutare il contesto in cui viviamo a Napoli? Pensa che non ci penalizzi la spazzatura che per mesi è rimasta nelle strade di Napoli e di tutta la Campania? E la criminalità? E, i costi elevati per viverci. Parliamo di un letto, in una zona popolare, costa 250 euro, minimo. I genitori queste valutazioni le fanno e scelgono di andare altrove».
E gli studenti? Nicola sta alla Parthenope da 8 anni, per laurearsi nel corso di Scienze dell'amministrazione. Un fuori corso dunque, da 5 anni. «Sono venuto qui perché pensavo di laurearmi velocemente. Speravo di trovare maggiore tolleranza nei professori e invece. Qui i prof cambiano continuamente, non fai in tempo ad abituarti ad un metodo di studio». Lino invece è un «regolare», stesso corso di laurea di Nicola. «Prendiamo il nostro sito: è stato creato solo da pochi anni e non è nemmeno lontanamente confrontabile con quello di altre università. Potrebbe sembrare un esempio insignificante ma non è così. Qui si investe poco in ricerca e didattica. Però, è da apprezzare l'ampliamento in atto negli ultimi anni della Parthenope. Speriamo che adesso migliori anche il resto».