Incidente di Linate, perizia sulle registrazioni

Accolta la richiesta dei difensori. Un buco di 39 secondi sul nastro delle conversazioni tra gli uomini della torre di controllo e i piloti del Cessna. L’8 ottobre 2001 il velivolo si scontrò sulla pista con l’aereo di linea della Sas

Enrico Lagattolla

Un silenzio lungo trentanove secondi. Un buco nelle conversazioni tra la torre di controllo dell’aeroporto di Linate e il Cessna tedesco, poco prima che questo in fase di decollo impattasse contro un aereo di linea della compagnia scandinava Sas, provocando la morte di 118 persone. Tutti i membri dell’equipaggio, i passeggeri, due dipendenti dello scalo milanese che lavoravano nell’hangar sul quale il Sas si è schiantato. Era l’8 ottobre 2001.
Ieri, nel primo giorno del processo di secondo grado, la quarta corte d’appello ha disposto - su richiesta della difesa - una perizia tecnica sulle bobine che conservano le registrazioni, che andranno anche tradotte dall’inglese, per ricostruire gli istanti che hanno preceduto la collisione, spiegare quel lungo silenzio nelle comunicazioni, e meglio inquadrare le responsabilità dei quattro imputati: l’ex amministratore delegato dell’Enav Sandro Gualano e il responsabile Enac di Milano Francesco Federico, condannati in primo grado a sei anni e mezzo di reclusione, oltre al controllore di volo Paolo Zacchetti e il direttore Enav di Linate Vincenzo Fusco, che ebbero otto anni.
Dopo gli interventi del sostituto procuratore generale Salvatore Sinagra, degli avvocati della difesa Massimo Pellicciotta, Paolo Siniscalchi e Rosario Minnita («Ci aspettiamo una valutazione che non sia emotiva, ma giuridicamente fondata»), la Corte si riunisce in camera di consiglio. Dopo quasi mezz’ora, la decisone è di tornare in aula il 17 novembre, per affidare l’incarico di eseguire la perizia e permettere alle parti di nominare i propri consulenti, qualora ritengano di farlo.
Una decisione, quella della Corte, che sembra tranquillizzare anche l’avvocato Paolo Dondina, legale di parte civile per il «Comitato 8 ottobre», che riunisce i parenti delle vittime. «Si disinnesca una bomba che poteva esplodere in Cassazione», dichiara Dondina al termine dell’udienza. «Con questa perizia si taglia la testa al toro. Se l’eccezione fosse stata presentata in terzo grado, avremmo corso il rischio di dover ricominciare daccapo». Dunque, «speriamo che la sentenza arrivi presto, magari subito dopo Natale».
Dello stesso parere Paolo Pettinaroli, che del Comitato è il presidente. «Va bene così, è meglio andare in Cassazione senza questioni lasciate in sospeso». «Anche se - continua - tornare in aula non è mai facile, nonostante siano ormai tre anni che il processo va avanti».
È piena, l’aula grande della Corte d’Assise d’Appello. Presenti i quattro imputati, i parenti delle vittime e Pasquale Padovano, l’unico superstite della sciagura. «Giustizia», è quanto si aspettano tutti. Perché «da allora, è cambiato tutto nella mia vita». Piera, l’8 ottobre, ha perso una figlia. «Spero che la sentenza di primo grado venga confermata», e stessa speranza anche per Mirta, madre di Simone, «il mio unico figlio». «Sono distrutta. Chiediamo giustizia, lo dobbiamo ai nostri cari».