Incidente mortale in porto, strade bloccate

È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la morte, ieri mattina in porto, di Enrico Formenti, 40 anni, uno dei responsabili operativi del terminal Forest, schiacciato da una balla di cellulosa da due tonnellate caduta da una pila alta otto metri, ha suscitato una reazione a catena. Prima la rabbia dei portuali genovesi, che sono scesi immediatamente in sciopero per 24 ore ed hanno bloccato i varchi di accesso allo scalo ed il lungomare Canepa; poi la decisione di estendere lo sciopero a tutti i porti italiani; quindi una marea di reazioni politiche in concomitanza con la decisione del consiglio dei ministri di approvare un ddl sulla sicurezza del lavoro.
Formenti era sposato ed aveva due figli. Era un tifoso genoano ed un mazzo di fiori sotto la gradinata nord lo ricorda stasera anche allo stadio di Marassi nell'anticipo contro il Bologna.
Secondo le prime indagini compiute da Polmare e Asl, che è l'organo di vigilanza in ambito di prevenzione e sicurezza sul lavoro, pare che Formenti stesse smarcando gli imballaggi per conto di un cliente o per una destinazione. In pratica, probabilmente, faceva un'operazione di controllo e non di movimentazione. Le balle in quell'area erano accatastate una sull'altra per un'altezza complessiva di circa 8 metri. Una gli è improvvisamente piombata addosso; quando è intervenuto il primo soccorritore l' uomo era già morto. Nessun testimone ha assistito all'incidente.
Il pm Walter Cotugno ha disposto il sequestro sia dell'area in cui è accaduto l' infortunio mortale sia di un' ampia parte del terminal dove è il deposito di stoccaggio, un'area di 200 metri per 50 circa, dove sono accatastate tutte le balle.
Questo, è stato spiegato in Procura, al fine di verificare che le balle di cellulosa siano in sicurezza.
«Chi glielo va a dire alla moglie, ai due figli che Formenti non c'è piu?», dice uno dei portuali scesi a bloccare il traffico in lungomare Canepa, a Sampierdarena, lungo il recinto del porto commerciale. Fanno cenni d'assenso gli altri uomini (300 oggi hanno incrociato le braccia) intorno a lui. «Qui sicurezza zero, bisogna rifare tutto da capo», dice un altro.
È bastato poco, dunque, per scatenare la reazione dei lavoratori portuali. La prima zona a farne le spese è stata il lungomare Canepa che costeggia il recinto del porto mercantile di Sampierdarena. Un centinaio di operai che occupavano il varco di Ponte Etiopia hanno posto sulla strada alcuni grossi copertoni che hanno impedito il transito di auto e camion.
Su questo caso è subito intervenuto anche il prefetto Giuseppe Romano che, dopo aver ricevuto i rappresentanti dei sindacati e delle istituzioni, ha convocato per lunedì una riunione del tavolo per la sicurezza del lavoro, che sinora era orientato quasi esclusivamente sull'edilizia. «Ora lo riorienteremo anche sul porto; è doveroso dopo quanto è successo», ha commentato il prefetto.