Inciucio, i sospetti della Lega

Botta e risposta fra Carroccio e Forza Italia sul «soccorso rosso» al governo. Bossi: «Berlusconi sa di cosa parla»

Adalberto Signore

da Roma

Il fronte è ormai aperto da qualche giorno, visto che già durante la consueta cena del lunedì a Arcore i vertici della Lega, Bossi compreso, avevano sollevato molte perplessità sulle ultime mosse di Forza Italia. Calderoli, in particolare, se l’era presa con Tremonti e con la scelta di molti parlamentari azzurri di appoggiare il referendum sulla legge elettorale. Una «decisione scellerata», secondo i quadri dirigenti del Carroccio, che da tempo si sono chiamati fuori da qualsiasi ipotesi di partito unico (e la riforma andrebbe in questo senso). Che la Lega sia da sempre contraria a ogni ipotesi di larghe intese lo ribadisce lo stesso Bossi parlando in Veneto, pur sottolinenando che «Berlusconi non è uno che parla a vanvera e quindi avrà visto la possibilità di avere qualche vantaggio».
Ma sul tavolo di Arcore il Senatùr aveva posto anche un’altra questione. «Al Senato - avevano fatto presente al Cavaliere i leghisti - ci sono delle assenze sospette anche in Forza Italia, e spesso su votazioni importanti. A volte, poi, si tratta di senatori a te molto vicini». Categorico Berlusconi: «Verificherò, ma non ho dubbi sul fatto che siano solo casi sporadici». La querelle sembrava finita lì, anche se nelle obiezioni dei leghisti il messaggio era chiaro: «Niente inciuci, noi non ci stiamo».
Così, dopo l’apertura di Berlusconi alle larghe intese, ieri il Carroccio ha deciso di alzare le barricate. Prima con un eloquente titolo della Padania («Ma quale grande coalizione? Qui ci vuole una grande pedata», si legge a nove colonne in prima pagina), più tardi con lo stesso Calderoli. Che, in un’intervista su La7, senza giri di parole accusa il centrodestra - «non tanto l’Udc, ma Forza Italia e An» - di portare avanti «una specie di desistenza mascherata» con la maggioranza. «Nel momento giusto c’è sempre qualcuno che si ammala, per cui i numeri dell’opposizione si abbassano e Prodi resta in piedi». Un comportamento che definisce «sospetto», ipotizzando che il Cavaliere abbia già in corsa «una trattativa», vista anche la «spada di Damocle del ddl Gentiloni» che nel 2009 «porterà Rete4 sul satellite». E ancora: o si vota a breve o Berlusconi non sarà più il candidato premier. Insomma, «niente larghe intese» perché «nel 2009 sarebbero un po’ tanti gli anni che avrebbe il Cavaliere per affrontare un’altra stagione politica». Immediata la replica del capogruppo azzurro al Senato Schifani che esclude categoricamente «desistenze mascherate». Qualche assenza, ammette, c’è stata. Mercoledì pomeriggio, per esempio, mancavano Firrarella, Dell’Utri, Malan e Pera (gli ultimi due in congedo). Ma che in gruppo di 71 senatori come quello di Forza Italia ci possa essere qualche defezione può anche starci. «Sono sporadiche ma deprecabili - dice Schifani - ma non certo il frutto di una strategia suicida secondo la quale non vorremmo battere il governo. Tant’è che mercoledì mattina li abbiamo mandati sotto». Detto questo, aggiunge, «tutti i senatori sanno bene che in questa legislatura non è giustificata alcuna assenza, sta al loro senso di responsabilità». E l’ipotesi ventilata dai leghisti che dicono di non spiegarsi «come mai tra gli assenti» ci siano «anche parlamentari vicini a Berlusconi»? «Ma se mercoledì sera il presidente mi ha chiamato proprio per sapere chi non era in Aula. Escludo - replica Schifani - che ci sia un regista che trama nell’ombra...». «Solo fantapolitica», gli fa eco il segretario della Dc Rotondi.
Se la Lega dà fuoco alle polveri sulle larghe intese, ben altra è la posizione di An. «Vedo con grande interesse - dice Fini - tutto ciò che riguarda cosa bisognerà fare quando sarà caduto Prodi».