Inconfessabili interessi

In questi giorni, molte cose vengono tra loro confuse al solo scopo di avere via libera per la conquista di grandi posizioni di potere. Si confondono, ad esempio, le accuse a Fiorani e al gruppo dirigente della ex-popolare di Lodi con l'indipendenza della banca d'Italia e del suo ultimo governatore, Antonio Fazio. Si mescolano le indagini sulle persone di Giovanni Consorte e di Ivano Sacchetti con il diritto di Unipol a fare l'Opa sulla Bnl di cui è già autorevole e consistente socio. Si alzano, insomma, colonne di fumo perché eventuali responsabilità personali sul piano penale colpiscano quei soggetti istituzionali o societari che si appongono, con le regole del mercato, ai regali che un preciso intreccio di potere economico-finanziario sta tentando di fare a potenti alleati stranieri accorsi a dare supporto al loro traballante potere. È strano che tutto l'andazzo della Banca popolare italiana, ad esempio, venga scoperto solo quando essa si mette di traverso al desiderio degli olandesi di conquistare la banca Antonveneta, una banca regionale immersa nel territorio economicamente più ricco d'Italia. Ed è altrettanto strano che si mettono sotto indagini Consorte e Sacchetti quando decidono di fare l'Opa su Bnl del duo Della Valle-Abete che con l'aiuto degli spagnoli del Bbva governa da tre anni l'ex banca del Tesoro italiano che ha chiuso il bilancio 2004 con una perdita di 55 milioni di euro e con un Roe (il ritorno sul capitale investito) negativo di 2 punti mentre appena 4 anni fa l'utile era di 275 milioni di euro e il Roe positivo per il 18%. Se diciamo questo è solo per spiegare ai nostri lettori qual è lo scontro di interessi che è sullo sfondo di queste vicende lasciando, naturalmente, agli inquirenti la responsabilità degli accertamenti sui comportamenti delle persone coinvolte che poco o nulla hanno a che fare con le strategie delle singole società bancarie o assicurative. In questo quadro le dimissioni di Antonio Fazio tolgono un alibi a quanti tentavano di confondere uomini e cose per puri interessi di bottega. Noi non difendiamo Antonio Fazio sol perché la sua vita e le sue capacità si difendono da sole. Quando nel quinquennio 1996-2000 i vari professori di economia lo sollecitavano, ad esempio, a ridurre il tasso di sconto dalle stesse colonne dalle quali lo hanno accusato in questi ultimi mesi di tutto e di più, Fazio guardò agli interessi del Paese e il suo rigore monetario spinse i tassi di mercato all'ingiù tanto da consentire ai governi Prodi e D'Alema di risparmiare ben 5,2 punti di Pil sulla spesa per interessi e centrare cosi il famoso rapporto deficit-pil del 3% con il quale potemmo entrare nella moneta unica. Chi ha alle spalle una vita di specchiata onestà e di grandi capacità come Antonio Fazio non ha dunque bisogno di essere difeso e va rispettato in particolare nel momento in cui responsabilmente fa un passo indietro. Il nostro auspicio è che continui con la sua onestà intellettuale a difendere il proprio Paese da quel gruppo di potere che da anni tenta di fare dell'Italia una colonia di rango aspirandone a fare i governatori per conto terzi in una sorta di nuovo Commonwealth del terzo millennio. E guarda caso i partecipanti di questo gruppo di potere si ritrovano tutti, o quasi tutti, ad essere azionisti di controllo di quei giornali che più si sono distinti, coartando spesso il corpo giornalistico, nell'aggredire il governatore della Banca d'Italia e nel sostenere di fatto l'azione di quegli autorevoli consulenti alla Guido Rossi (la «vox populi» parla di 25 milioni di parcella avuti dalla Abn Amro) la cui austera dottrina societaria da 10 anni a questa parte fa scuola e cresce d'autorità di pari passo con l'abilità indagatoria di alcuni procuratori della Repubblica. E guarda caso molti di questi azionisti sono fortemente indebitati con il sistema bancario ed in particolare con quella parte che ha distribuito, tra i piccoli risparmiatori, i bond della Parmalat e della Cirio e che oggi sono chiamati a risarcire i danni senza che le loro persone vengano messe in discussione. Ma di questo torneremo a parlarne. Il contrasto di questi forti e spesso inconfessabili interessi si trasferisce anche nel mondo politico ed in particolare tra Ds e Margherita con il tentativo di espungere la cultura politica del socialismo riformista piegandolo al disegno elitario del partito democratico. È questo lo scontro formidabile in atto sullo sfondo delle vicende giudiziarie di questi giorni e noi lo monitoreremo giorno dopo giorno sol perché nelle maglie di quello scontro si può definitivamente consumare la nostra già fragile democrazia.