Incontriamoci al bancone Da riempitivo a luogo trendy

Molti ristoranti ormai ci puntano E lo hanno trasformato nel tavolo più ambito

Andrea Cuomo

Viviamo nell'epoca del bancone. I locali lo hanno trasformato da luogo di servizio e di emergenza nel vero centro del locale. Ci sono anche chef che sognano un locale in cui tutti i coperti siano disposti in fila attorno alla cucina a vista. Un po' plotone di esecuzione, ma il trionfo della socialità.

Ma il bancone è una moda passeggera o entrerà stabilmente nelle nostre abitudini di clienti?

E ha più pregi o più difetti?

I pro: il bancone è social. Consente di parlare con sconosciuti. Magari con il bartender o con lo chef che piroetta dall'altra parte.

Il bancone risolve il problema della solitudine. Non evita ma scoraggia il ricorso allo smartphone come unico schermo (nel vero senso della parola) contro il solipsismo.

Il bancone è poco impegnativo: avete presente quando non avete proprio fame-fame-fame ma solo la voglia di piluccare qualcosa con un buon bicchiere davanti? Il bancone è quello che fa per voi.

Il bancone è figo il giusto. Fa un po' «mi-si-nota-di-più» ma con quel tocco di umiltà che fa simpatia.

Infine visto dalla parte del ristoratore, il bancone aumenta i coperti, consentendo di piazzare il cliente che non ha prenotato ma a cui proprio non si può dire di no.

E i contro?

Ce ne sono. Intanto il bancone alle volte è scomodo. Non tutti amano stare appollaiati su un trespolo. E l'apparecchiatura è forzatamente più semplice.

Poi il bancone va bene per due, massimo tre persone. Da quattro in su rende ogni conversazione impossibile.

Infine in qualche locale il cliente sul bancone è visto come un intruso. Viene servito in modo frettoloso, come se la sistemazione informale autorizzasse qualche sciatteria in più. Ma questi sono i locali in cui il bancone è visto all'antica, come un riempitivo e non come una risorsa. In questi casi, credeteci, meglio un sano tavolo.