Un’incoronazione da 150 milioni dollari

Polemiche per la superfesta a carico dei cittadini. Quattro anni fa furono i democratici a criticare Bush per una cerimonia ritenuta sfarzosa e troppo cara per il contribuente. Allora l’economia americana era in ripresa, i soldi non mancavano, contrariamente ad oggi

La disoccupazione è alle stelle, Wall Street continua a scendere, l’economia sprofonda nella recessione. Fantastico, bisogna festeggiare. E alla grande. D’accordo: Obama è il primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti e dopo la vittoria del 4 novembre la sua popolarità ha continuato ad aumentare, toccando punte record. Ma mentre Washington ieri è entrata nel vivo delle celebrazioni, con il grande concerto rock di fronte al memoriale di Lincoln, qualche editorialista inizia a chiedersi se Barack non abbia esagerato. In tempi di crisi un po’ più di austerità sarebbe stata opportuna, tanto più che quattro anni fa furono i democratici a criticare Bush per una cerimonia ritenuta sfarzosa e troppo cara per il contribuente. Allora l’economia americana era in ripresa, i soldi non mancavano; contrariamente ad oggi.

Eppure la festa di Obama sarà di gran lunga più grandiosa di quella di George W. e molto più dispendiosa. Quanto? I giornali la stimano a 150 milioni di dollari. Un record, di cui 109 a carico del contribuente statunitense. Il comitato di Barack ne ha raccolti 41. E chi sono i fan che hanno messo mano al portafoglio? Per l’80% grandi società e, soprattutto, le banche che hanno provocato il terremoto finanziario e che ora confidano nello Stato per sopravvivere. Insomma, quelle lobby che il leader democratico in campagna elettorale aveva dichiarato di voler combattere e che ora invece appaiono amiche o comunque tollerate; perché Barack quei fondi non li ha rifiutati.
Ma nessuno per ora sembra badare a queste e altre incoerenze, se non alla seguente: a una delle cerimonie è stata invitata una studiosa musulmana, Ingrid Mattson, sospettata di avere rapporti con Hamas; ma il portavoce di Obama ha ricordato che la studiosa era in ottimi rapporti anche con l’amministrazione Bush e la polemica si è chiusa subito. La luna di miele, insomma, continua, Obama è il leader che si può solo osannare; anche a ritmo di rock.

Ieri all’alba il termometro segnava -10, ma migliaia di giovani erano già in fila per assistere al megaconcerto in suo onore iniziato alle 14.30 ora locale. E che concerto: Bruce Springsteen, gli U2, Shakira, Herbie Hancock, Sheril Crow, Stevie Wonder; sostenitori della prima ora del senatore dell’Illinois il quale, naturalmente, concluso il viaggio in treno da Philadelphia a Washington, era in prima fila con Michelle e le due figlie. Musica e ovazioni, musica e cultura, grazie agli interventi di attori come Denzel Washington, Tom Hanks, Ashley Judd, Jamie Fox, Laura Linney hanno letto discorsi e testi storici. Una grande festa, di fronte a oltre duecentomila persone. Tante, eppure poche rispetto a quelle che domani si ammasseranno sull’enorme spianata del National Mall per dire: «Io c’ero. Ero un puntino tra 4 milioni e ho visto, male, le immagini del giuramento trasmesse su dieci mega-schermi, ma c’ero».

Oggi, invece, si festeggerà poco; perché il giorno in cui l’America ricorda Martin Luther King viene dedicato al servizio degli altri, ai più poveri; che quest’anno in America sono assai numerosi. Barack e Michelle daranno l’esempio, partecipando a ben tre iniziative, durante le quali si faranno fotografare mentre impacchettano aiuti umanitari e incontrano i bisognosi. Ma in privato si continuerà a brindare. Sono previsti ben dieci party e tre «cene bipartisan», una delle quali in onore dell’ex rivale in campagna elettorale John McCain, e un concerto dedicato alle famiglie dei militari in servizio. Poi a mezzogiorno di domani inizierà l’era di Obama. Finalmente.