"Incredibile che si facciano difendere da D'Alema"

Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: "E' davvero anomalo che gli ex An, finora d’accordo sulla
politica dei respingimenti, si facciano difendere da D’Alema e
rappresentare da Della Vedova"

Roma - Ministro La Russa, il governo battuto tre volte alla Camera, grazie al voto del Fli: non è un buon inizio per la missione di mediazione di Bossi con Fini.
«Non so come possa influire, ma certo non è un segnale positivo se si vuole vedere un minimo di speranza nel tentativo di Bossi, sul quale Berlusconi era già scettico. Però, è forse un modo per chiarire alcune cose. La prima è che non si può trovare un compromesso su tutto».

Ci spieghi che cos’è successo esattamente in aula.
«Il ministro Frattini giustamente ha dato parere contrario su una mozione che avrebbe comportato il blocco dei respingimenti e il ritorno dei barconi. Eravamo d’accordo sull’impegno del governo a far pressione sulla Libia per il riconoscimento del Trattato per i rifugiati, ma si aggiungeva che questa sarebbe stata la condizione necessaria per proseguire la politica dei respingimenti. Se anche la Libia volesse aderire sarebbero necessari tempi tecnici, 6 mesi-un anno non so, e fino ad allora l’accordo per fermare i clandestini sarebbe stato bloccato. Non potevamo starci».

Ma adesso l’accusa al Pdl è di non aver sostenuto una posizione forte per il rispetto dei diritti dei rifugiati sanciti dall’Onu.
«E chi lo dice? La sinistra? Certo, è coerente con le sue idee, perché da sempre è stata contro ogni limite all’immigrazione clandestina, sostenendo che non comportava problemi di ordine pubblico. Ciò che non era prevedibile è che anche gli ex An, finora d’accordo sulla politica dei respingimenti, si facessero difendere da D’Alema e rappresentare da Della Vedova. Questo sì è davvero anomalo».

Per i leghisti sono «prove di sganciamento» del Fli dal Pdl.
«Sì, ma io non credo alla mutazione genetica dei finiani sulle questioni dell’immigrazione. Penso, piuttosto, che si siano fatti trascinare dalla foga di attaccare il governo Berlusconi, portandola alle estreme conseguenze. Quando il Pdl ha ritirato la mozione nessuno dei gruppi di sinistra l’ha fatta propria, ritenendo che fosse già una sconfitta per il governo. Della Vedova, invece, ha voluto che la si votasse, su una linea gradita a Pd, Idv, Udc».

Raccontano che Bocchino per convincere gli indecisi del Fli dicesse che bisognava «far capire a Berlusconi che senza i voti di Fini non va da nessuna parte».
«Ma anche oggi, se fossero stati presenti tutti i membri del governo, la maggioranza ci sarebbe stata. Certo, una maggioranza risicata senza il Fli. Credo che qualcuno voglia anticipare le decisioni finali. Non vorrei parlare di imboscata, ma di guerriglia. Fini aveva minacciato di ritirare i suoi ministri, ma già oggi abbiamo visto membri del governo votare contro la maggioranza».

Vuol dire che i falchi del Fli vanno anche oltre le intenzioni di Fini?
«No, non credo nella guerra tra falchi e colombe. Fini è in grado di comporre le diversità. Se lo faceva con Gasparri e Alemanno perché non dovrebbe riuscirci con Bocchino e Moffa, che hanno meno esperienza e spessore politico».

D’Alema e Bersani dicono che la maggioranza in parlamento non c’è più.
«Potrebbero avere ragione, ma questo va verificato con un voto di fiducia. Non bastano voti su mozioni sulle quali, tra l’altro, i finiani hanno scelto anche posizioni diverse e si sono divisi. È stata una scena patetica quella della Moroni, con il dito inquisitorio sotto il naso di Moffa e Lamorte che le ordinavano di votare contro».

Si andrà avanti con questo logoramento continuo?
«Dall’ambiguità bisogna uscire. Il passo di oggi (ieri, ndr) aumenta incertezza e confusione. Forse ci si è spinti sull’orlo del baratro. Ci si può fermare, e io ho ancora questa speranza, oppure arrivare alla rottura definitiva».

Lei ha detto che non fa più notizia il voto dei finiani contro la maggioranza ma che questo sarà un boomerang per il Fli: perché?
«Non è la prima volta che il Fli si distingue. Ma Fini non può parlare un linguaggio diverso da noi sull’immigrazione clandestina. Questo voto fa un passo indietro, torna a certi contrasti già emersi all’interno del Pdl. E non credo che si tratti di una posizione che gli elettori di destra gradiscono. Non c’è destra, moderna o europea che dir si voglia, che possa essere contro una politica dei respingimenti, responsabile ed umanitaria come quella di questo governo. Solo la sinistra vuole riaprire le porte a tutti. Una scelta di questo genere è una boa. Non credo che il Fli possa sostenerla, anche se vecchie posizioni di Fini lasciano qualche dubbio».