Incredibile in Israele: arrestati 8 ebrei nazisti

Sono ventenni figli di immigrati dall’ex Unione Sovietica. Incastrati dai filmati delle loro violenze ai danni degli odiati "giudei". Costernato il premier Olmert. Ora il governo sta valutando se revocare la cittadinanza ai giovani ed espellerli

Israeliani e nazisti, quasi un ossimoro della cronaca, ma per lo stupore e l’indignazione di tutto il popolo d’Israele quell’ossimoro esiste ed è cresciuto nel suo seno. Ha le sembianze slavate di otto ventenni figli delle steppe, progenie di quel milione di ebrei, o supposti tali, scappati tra gli anni Ottanta e Novanta al crepuscolo dell’Unione Sovietica. Ma i loro volti adesso sono il simbolo di un altro orrore. O, meglio, di un inimmaginabile paradosso. Eppure è tutto vero, tutto provato, tutto documentato. Basta gettare un’occhiata al filmato proiettato ieri nella sala del Consiglio dei ministri sotto gli occhi attoniti e increduli del premier Ehud Olmert.

In quel “promo”, intitolato “pattuglia 36”, introdotto da teschi e tibie incrociate, ritmato dal riecheggiare ossessivo di una voce che ripete «bang bang» il führer 19enne Eli Boanitov, e i sette adepti dell’inedita cellula nazi-israeliana mostrano il peggio di sé. O, dal loro punto di vista, le più “esemplari” violenze inflitte agli “omosessuali depravati”, ai “puzzolenti immigrati asiatici”, alla “feccia drogata” e a tutta la “spazzatura ebraica” con mantella nera, barba e kippà. Arrivano di corsa in un sotterraneo, circondano una vittima, la scaraventano a terra, la piegano a calci nelle reni, la finiscono con una scarpata in faccia. Il poveretto si tiene il volto. Il branco gli rimane addosso, posa con gli scarponi sul trofeo umano insanguinato. «Bang bang», canta la voce stridula e siamo in strada, alla luce del sole. Un giovane rapato avvicina un passante, finge di chiedergli qualcosa, solleva la bottiglia vuota da dietro la schiena, gliela spezza sul capo. «Bang bang» strilla la colonna sonora, l’immagine sfuma nel disegno di un naziskin a braccio teso, nella bandiera rossa con la celtica nera, riprende con un’altra aggressione, altri calci in faccia, altro sangue. Di nuovo «bang bang» e infine tutti assieme dietro a una bandiera tedesca, le braccia alzate nel saluto, la scritta Sieg Heil sullo sfondo.

«La nostra società ha fallito nell’educare questi giovani» sussurra Ehud Olmert quando nella sala del Consiglio dei ministri torna la luce. «Voglio capire se esiste la possibilità legale di revocare la loro cittadinanza e buttarli fuori da questo Paese, se esiste non esiterò a farlo - promette il ministro degli Interni Mair Sheetrit –, nello Stato d’Israele non c’è spazio per chi crede nel dogma nazista».

Sette degli otto figli dell’anatema arrivano da Petah Tikva, il quartiere dormitorio alla periferia di Tel Aviv dove l’ebraico si confonde con il russo e i dialetti del Caucaso. L’ottavo camerata invece è fuggito, vive all’estero. Per arrestare e inquisire gli otto neonazi la polizia israeliana ha impiegato oltre un anno. Tutto inizia nel 2006 quando svastiche e scritte naziste deturpano per due volte la sinagoga di Petah Tikva. Il 23 giugno prove e indizi sono completi e la polizia va a prendersi Eli Boanitov, Eli il Nazi come lo chiama la gente del quartiere, ed Ilya Bondranenko, un ventenne considerato il suo braccio destro. Loro negano tutto, ma a casa hanno nascosto giornali e insegne naziste, i filmati delle loro bravate, le foto di gruppo a braccio teso, i coltelli, le mazze chiodate, le armi contundenti usate nelle almeno 15 aggressioni al “nemico” e un po’ di esplosivo.

Per mamma Boanitov, figlia di ebrei perseguitati, Eli è il solito bravo ragazzo sfortunato, ignorato dalla società e costretto a lasciare la scuola perché accoltellato e minacciato dagli arabi. Forse un mezzo delinquente; non di certo, spiega la mamma, un nazista. “Eli il Nazi” non le va troppo dietro. Nelle e-mail ai suoi “terribili sette” raccomanda di santificare il compleanno di Hitler e giurare fedeltà alla razza bianca. Quanto agli altri, i gay, gli arabi i drogati e gli ebrei, meglio ucciderli tutti. «Non mi arrenderò mai - giura in un’e-mail - sono nazista e rimarrò nazista». L’unico problema del caparbio Eli sono quegli infami d’antenati. «Non voglio figli – scrive orgoglioso a un camerata - mio nonno era mezzo giudeo e non voglio lasciarmi dietro progenie con spazzatura ebrea nel sangue».