«Incredibile quel silenzio di Burlando»

Nucci Novi Ceppellini racconta gli arresti domiciliari del marito

(...) e di trasformarsi da broker a presidente del Porto, è stata proprio Nucci la metà «pubblica» della famiglia: consigliere regionale azzurro nella scorsa legislatura, assessore nella prima fase della giunta Biasotti, vicepresidente della federazione mondiale della vela. E poi, soprattutto, persona perbene, educata, raffinata. Quasi un’estranea rispetto a certa politica. Non pare un caso che, quando mamma Rosa Berlusconi è venuta in visita a Genova l’ultima volta, abbia voluto lei e non altri come Cicerone.
Insomma, «la Nucci». Che racconta per il Giornale i giorni agli arresti domiciliari di suo marito Giovanni.
Innanzitutto, mi permetta una battuta per sdrammatizzare. Essere agli arresti domiciliari nella vostra villa di Sant’Ilario, con una giornata come quella di oggi (ieri per chi legge ndr) e con una vista mozzafiato, non è proprio terribile...
(ride) «Questa battuta non gliela permetto... Anche perchè nelle misure cautelari è previsto che Giovanni non possa nemmeno uscire sul terrazzo».
Dopo che è stato descritto come l’origine di tutti i guai di Genova - lui, galantuomo che può avere sbagliato alcune scelte sulla portualità, ma che nonostante ogni sforzo possibile immaginabile di fantasia è difficile immaginare come capo della banda Bassotti, magari con Carbone a reggergli il sacco - hanno paura che possa guardare le navi dal terrazzo?
«Oltre a me, può comunicare con i figli, fratelli e sorelle, i domestici e gli avvocati. Stop».
Un leone in gabbia?
«In gabbia, non so. Un leone, senz’altro. Passeggia avanti e indietro per casa, scrive, si prepara i compiti, legge le carte...».
Ieri avrà saputo che il procuratore Francesco Lalla - altro galantuomo della nostra città, che ha dato prova di tutto il suo valore umano e professionale anche sul caso Henriquet - si è opposto al suo arresto.
«É la cosa che gli ha fatto maggiormente piacere. Il parere contrario all’arresto di Lalla è uno di quei fatti che riconciliano con la giustizia».
Capisco che è difficile trovare aspetti positivi in un arresto. Ma ce ne sono stati?
«Ad esempio, la correttezza degli agenti della Guardia di Finanza che sono venuti a fare la perquisizione. Sono stati di una cortesia e di una squisitezza rara. Addirittura, hanno fatto attenzione a non toccare le cose mie, ma solo quelle di mio marito che riguardavano il porto. E poi...».
E poi?
«E poi la grandissima solidarietà umana che è arrivata a mio marito da centinaia di amici e di persone che ci hanno inondato di messaggi, di mail, di telefonate. É qualcosa che difficilmente dimenticheremo. Sto tenendo tutto, perchè - mi creda - riempiono il cuore. Fra i tanti, cito Claudio Scajola, Paride Batini, Alessandro Repetto, Duccio Garrone, Giorgio Bornacin, Flavio Repetto...Ma potrei continuare per pagine e non voglio far torto a nessuno».
Fra i politici - da Scajola a Morgillo, da Gadolla a Grillo, fino a Biasotti e Bornacin - si è fatto sentire quasi esclusivamente il centrodestra. Ma suo marito non era diventato un pericoloso «comunista!» per qualcuno?
«Giovanni ha pensato solo all’interesse del Porto, non a quello di una parte. Certo, però, fa riflettere il fatto che sembri diventato all’improvviso un personaggio di parte».
Fin qui le cose positive. E le delusioni?
«Aver appreso che un ruolo decisivo nell’arresto l’avrebbero avuto alcune dichiarazioni di Messina, un compagno di scuola di mio marito. Erano amici fin da bambini. E poi, è stata coinvolta gente che non c’entra nulla, come Carbone».
Il silenzio assordante di Claudio Burlando colpisce. Fino a pochi mesi fa sembravano Gianni e Pinotto, il presidente della Regione e suo marito.
«É un silenzio che amareggia, visto che avevano avuto rapporti ottimi e di collaborazione su mille cose. Giovanni ha le spalle abbastanza larghe anche per sopportare certi comportamenti umani. É sopravvissuto a tante cose, sopravviverà anche all’incredibile silenzio di Burlando».
E voi, in famiglia, come avete reagito?
«Come reagiscono i Novi, noi siamo quelli del Chaplin, siamo tutti un blocco unico, difficile da scalfire».
La metafora non poteva che essere marinara.
«Siamo velisti e ragioniamo da velisti. Da sportivi, le battaglie si vincono e si perdono, ma non si smette mai di combattere».
Significa che suo marito non si è mai pentito, nemmeno oggi, di aver accettato di fare il presidente del Porto di Genova?
«Oggi non gliel’ho chiesto. Ma, se lo conosco, penso che non se ne pentirà mai. Ha fatto le cose giuste, ha recuperato soldi per il Porto, ha la coscienza a posto. Lo rifarebbe».