Incredibile: Umberto I, mancano le medicine

SOS «Malgrado la richiesta non sono ancora stati forniti aghi, disinfettanti, garze, guanti e altre attrezzature indispensabili»

Anche un ospedale dovrebbe fare le provviste. Almeno sui beni di prima necessità: quelli sanitari. Eppure al Policlinico Umberto I, uno dei più grandi ospedali d’Europa, mancano in alcuni reparti sia medicinali sia materiale sanitario e perfino attrezzature salvavita. Motivo questo che tre giorni fa, per 48 ore, è costato al pronto soccorso la chiusura del reparto d’emergenza in quanto tutti i ventilatori polmonari erano impegnati. Vale a dire che nessun altro paziente con problemi respiratori, oltre a quelli in degenza, poteva essere trasportato all’Umberto I per essere curato secondo necessità. E questo per tacere di quanto sia facile chiudere un pronto soccorso di un ospedale pubblico - e che ospedale pubblico - semplicemente inviando un fax a Prefettura e Ares 118. E non è questo il solo caso eclatante: la scorsa settimana ad esempio sono state spedite al direttore sanitario Maurizio Dal Maso e alla direttrice della Farmacia interna due richieste di farmaci e materiale sanitario che mancava già da giorni e giorni. Esplicite sollecitazioni del dipartimento di Scienze cliniche, datate 21 gennaio (ma ancora ieri la richiesta era inevasa) secondo cui «malgrado la pressante e preventiva richiesta non sono stati forniti né disinfettanti, né garze, guanti, aghi e altre attrezzature indispensabili per il buon funzionamento dell’assistenza nel reparto».
Ma non è finita qui. Il 19 gennaio a scrivere a Dal Maso è il personale responsabile del dipartimento di Malattie cardiovascolari e respiratorie che oltre a rimarcare la mancanza di presidi sanitari e di farmaci necessari ai reparti aggiunge: «Tale mancanza pone a rischio l’attività degli operatori sanitari e di conseguenza le terapie degli assistiti in reparti molto delicati quali ad esempio l’unità di terapia intensiva e coronaria». La lettera è corredata anche della richiesta di conoscere «quali direttive si intenderà attuare nell’immediato per risolvere questa precaria e delicata situazione». Una situazione che richiama la necessità di attivare procedure innovative. «Per supplire a queste gravi mancanze, all'intasamento del pronto soccorso che al Policlinico hanno portato alla chiusura dell’emergenza per 48 ore occorre attivare fin da subito - interviene il segretario regionale della Fials Confsal Gianni Romano - un’area dedicata alle unità di terapia intensiva e rianimazione da attivare all’occorrenza per tutti i codici rossi. È preoccupante che il presidente Marrazzo plauda alla riconversione delle case di cura in residenze sanitarie per anziani quando invece negli ospedali mancano posti letto, servizi essenziali e presidi salvavita».
Eppure in altri settori il policlinico non si fa mancare nulla. Dagli ultimi affari immobiliari che impegnano un canone d’affitto annuo che sfiora i 2 milioni di euro all’ingaggio pluriennale di collaborazioni per oltre 15 milioni, a un ufficio legale che costa più di un milione. Senza contare le varie consulenze estemporanee che il general manager richiama a sé nel corso dell’anno per ricoprire incarichi specialistici e amministrativi più disparati. Insomma, non si bada a spese. Almeno fin quando non si parla di medicinali e macchinari salvavita...