Incriminato il figlio di Sharon

da Gerusalemme

Duro colpo - sia personale, sia politico - per il premier israeliano Ariel Sharon. Il figlio Omri, parlamentare del Likud, è stato incriminato dal Tribunale distrettuale di Tel Aviv per finanziamenti illeciti che risalgono a sei anni fa.
Sembra che, per aiutare il padre nella sua campagna elettorale, Omri Sharon si sia infilato in guai seri. L’attuale premier - secondo l’atto di accusa - nel 1999 presentò all’amministrazione del Likud un bilancio delle spese da lui asseritamente sostenute nelle elezioni primarie di 972mila shekel (210mila dollari, al cambio attuale). La cifra reale - ben nota ad Omri Sharon - era sei volte maggiore.
Dov Weisglass - un avvocato di grido, da molti anni in rapporti di stretta amicizia con la famiglia Sharon e consigliere del premier - viene citato come colui il quale diede assistenza a Omri Sharon per creare una società (Annex Ricerche) che avrebbe poi fatto da recipiente per i generosi finanziamenti che giungevano dall’estero a favore della campagna elettorale di Ariel Sharon per la guida del Likud. Omri Sharon avrebbe fatto di tutto per dissimulare ogni legame fra la campagna elettorale di suo padre e la Annex Ricerche, che si presentava come dedita alla promozione della democrazia e a migliorare il sistema politico, impegnata nello sviluppo della cultura e della economia».
La magistratura sostiene che Omri Sharon raccolse a favore del padre una somma complessiva di 4,7 milioni di shekel e di 300mila dollari, contro un tetto massimo previsto dalla legge di 826mila shekel (180mila dollari). Per mesi Omri Sharon ha cercato di negoziare un accordo con il consigliere legale del governo, Menachem Mazuz. Il mese scorso, quando Mazuz aveva annunciato che avrebbe incriminato Sharon junior, questi aveva subito rinunciato alla immunità parlamentare.
Il figlio del premier ha affermato che di fronte a elezioni primarie in cui occorre mantenere contatti costanti per mesi con centinaia di migliaia di persone è ingenuo pensare che 180mila dollari possano bastare.
Nell’atto di accusa, nulla viene addebitato ad Ariel Sharon. Il primo ministro, che si vanta di essere molto pignolo nell’indagare anche sui dettagli minori delle sue decisioni, sembra non aver mai chiesto al figlio Omri da dove fossero giunti i cospicui finanziamenti. Agli occhi della legge, resta estraneo ai fatti. Ma fra gli israeliani pochi sono disposti a credere in tanta ingenuità da parte del primo ministro.