Incubi&cartoon Le favole horror di Natalie Djurberg

Guai a fermarsi allo shock iniziale che certamente si prova alla vista delle favole magiche e orrorifiche di Natalie Djurberg, in mostra alla Fondazione Prada fino al 1° giugno: inutile porsi domande su chi sia veramente questa giovane artista svedese (Lysekil, 1978), che cosa le passi per la testa e cosa stia cercando di comunicare alla gente. «Ha tanta fantasia – dice in suo nome Hans Berg, il musicista e compositore che lavora con lei da anni e che cura tutta la colonna sonora dei suoi film -. Credo che tutti abbiamo questi pensieri, solo che lei li esprime in modo molto artistico». I pensieri sono certamente quelli dell’inquietudine, dell’ansia, del disagio e dell’insicurezza, trasferiti in film d’animazione che raccontano tante piccole storie grottesche di morti surreali, con ripetute allusioni sessuali e trasformazioni: nel loro colore, i loro boschi fantastici e i loro protagonisti da fiaba t’invitano ad accostarti allo schermo con un mezzo sorriso, che poi diventa una smorfia d’ansia scoprendo il contenuto.
Difficile che Nathalie conceda interviste: «L’esposizione si chiama Turn into me, “gira dentro me stessa”. Con questo lavoro si è esposta tantissimo, quello che aveva da dire è tutto nelle sue opere. E per la prima volta Nathalie ha ambientato i video in luoghi differenti»: i video, infatti, sono circondati o inseriti in un’apposita ambientazione, sempre diversa. Che sia il corpo di una donna, una costruzione con più stanze o un buchino da cui spiare all’interno di una grande scatola, il visitatore deve ogni volta «entrare» nell’opera, e quindi dentro Nathalie. L’unico particolare da sempre ammesso oltre alle immagini è la musica di Hans Berg: «Un accompagnamento che realizzò dopo aver visto il video». I film sono prodotti nella più autentica, originaria tecnica di cinema d’animazione, unendo le varie fotografie di un disegno, oppure spostando diverse forme di stoffa, plastilina e creta: «Nathalie fa tutto a mano, il computer lo usa solo alla fine per il montaggio. La pittura non le basta, vuole il movimento e vuole raccontare».
Turn into me
Fondazione Prada, via Fogazzaro 36
fino al 1° giugno
martedì-domenica, orari: 11-20
tel. 02/535709200