Incubo attentati, strage di pesto all’aeroporto

(...) A molti. Tutti fregati, però. Pure così, perché non tutto nel mini trolley, o nel compattissimo zainetto, ci può stare. E non è un discorso di quantità (sono consentiti 5 kg al massimo), ma anche di qualità. E poco importa, per esempio, che il pesto sia quello freschissimo fatto in casa, la crema doposole rigorosamente di marca, e quella antizanzara che né punge né unge. Via, tutto nel cestino. Senza pietà.
Basta stare poche ore nei pressi del metal detector e della macchina per il controllo radiogeno dell'aeroporto Cristoforo Colombo per capire ciò che succede. Non poche lamentele e tanti gli oggetti «sequestrati». C'è chi piange, chi inveisce, e chi, rammaricato, tenta le ultime carte affidando l'oggetto incriminato a parenti in zona, o prova a imbarcarli in extremis.
Ci si stava giusto abituando a togliere forbicine, coltellini e tronchesini dal «beauty» sempre a portata di mano, quando è arrivata la nuova, e più restrittiva norma di sicurezza comunitaria, che ha colto impreparati molti liguri in partenza all'aeroporto. Basta prodotti liquidi nel celebre «hand luggage», il diktat da rispettare. L'addio a gel, schiume da barba, shampoo e quant'altro di poco solido è stato bandito dal bagaglio a mano lo scorso novembre, ma solo ora, molti vacanzieri d'agosto, loro malgrado, ne sono venuti a conoscenza. A essere consentita invece, è una mini busta trasparente (18x20 centimetri), da portare a vista, in cui inserire uno o due contenitori per sostanze liquide di capacità non superiore 100 grammi/millilitri. E nulla più. Neppure se il tubetto del dentifricio è mezzo vuoto, per esempio. Questa la vana giustificazione di una signora che per ultimo, fiera della sua genovesità, ieri ha perfino richiesto di tagliare in due il suo contenitore.
«A Genova fermiamo numerosi passeggeri con vasetti di pesto o di salsa di noci. Ma anche bottiglie di vino - soprattutto Vermentino o Sciacchetrà - e di olio extra vergine d'oliva vanno per la maggiore», racconta Monica De Luca, responsabile sicurezza Ivri presso lo scalo genovese, che aggiunge: «La scorsa settimana abbiamo raccolto oltre 20 vasetti di pesto in un solo giorno». Record! Tutto, però, viene rigorosamente cestinato, perché i prodotti deteriorabili non possono avere fortuna migliore. «Ed è questo a cui molte persone non credono», racconta De Luca, che cita episodi di insulti e aggressioni nei loro confronti. «I disagi maggiori però, sono avvenuti lo scorso autunno - spiega Gabriele Campolucci, direttore operativo del Cristoforo Colombo e rappresentante nazionale di Assaeroporti - ora, mediamente le persone sono meglio informate». Mediamente, perché con un maggiore numeri di passeggeri in volo, nelle ultime due settimane a Genova vengono raccolti ogni giorno circa due sacchi da 40 kg da buttare (soprattutto di liquidi), oltre a un pacco di 10 kg di oggetti non deteriorabili, questi sì, sempre meno rispetto al passato. «In linea con quanto avviene negli altri scali italiani» dice Campolucci. E la procedura per lamette e forbicine, al Colombo è la seguente: «L'oggetto deve essere gettato dentro la fessura di una scatola sigillata, poi consegnata dal personale all'ufficio oggetto smarriti, quindi donata in beneficenza alla Croce Rossa, con cui abbiamo stretto un accordo» spiega il direttore operativo. Una cosa è certa: impossibile per il passeggero tornare in possesso dell'affetto consegnato. E questo vale anche per gli oggetti più insoliti: manette da sexy shop comprese, già un paio quelle bloccate nelle ultime settimane all'ombra della Lanterna.
Ma il vero e nuovo problema estivo per il bagaglio a mano sono bibite e sughi. «Vaglielo a spiegare a chi ha appena comprato una bottiglietta d'acqua che la deve gettare per poi comprarne una nuova al bar di fronte al “gate“» osserva De Luca. Impresa non facile, di certo. Ragione per cui, molti si consolano da sé: ora è frequente l'effetto pic nic al metal detector. Perché per buttare giù, nella trachea e non nel cestino, aranciate, succhi, e bibite gassate, sempre più spesso, i passeggeri colti in flagrante, chiedono di poter mangiare anche panini e patatine. Ma c'è chi fa a meno del cibo, come un gruppo di ragazze russe, pronte a bere in loco una decina di bottiglie di costosissimo Sciacchetrà delle Cinque Terre. In valigia avevano anche due vassoi di gnocchi, quelli però, erano il loro ultimo souvenir.