Incubo rosso: zero punti Box, tutti sotto processo

Raikkonen fuori per le gomme sbagliate, Massa per un pasticcio Domenicali furioso: "Ognuno si assuma le proprie responsabilità"

Sepang - Non è arrabbiato, Stefano Domenicali, il gran capo della Ferrari. È molto arrabbiato. Perché si può perdere, ma non così. Perché da diciannove anni la Rossa non mancava i punti in due gare consecutive, perché Luca di Montezemolo, dall’altra parte del mondo, sarà una furia di uomo per quanto accaduto.

È successo che le Rosse sono affogate ben prima che l’intero Gran premio andasse a picco, è successo che non solo hanno perso, ma si sono addirittura suicidate, legandosi un blocco di cemento al collo e buttandosi giù dal ponte. Cappio stretto per Kimi Raikkonen a cui il box ha fatto indossare gomme rain da pioggia intensa quando ancora l’asfalto era caldo da spiaggia e così kaputt, fuori dalla corsa e da tutto. Cappio più allentato ma poi stretto dalla iella per Felipe Massa, al quale sono toccate le stesse gomme e se solo la pioggia fosse diventata diluvio 40 secondi prima, la sua gara sarebbe stata diversa. Invece, via di corsa a cambiarle in intermedie e poi di nuovo in rain cercando di far fronte a Giove Pluvio che lo pirlava. Un delirio.
Dirà Kimi, dopo essersi gustato un gelato, dopo il ritiro – avvenuto a corsa ormai interrotta per pioggia -, e deciso per problemi di sicurezza per via del kers bagnato fradicio affetto da problemi di isolamento: «Due gare e zero punti? A Melbourne era stata colpa mia, qui no». Come sono lontani i tempi di Schumi che del gelato se ne infischiava e dopo un ritiro andava a piantarsi nel box per analizzare i perché e i per come della gara. Già, Schumi, c’è anche lui tra i sospettati per il tracollo malese, visto che se n’è stato seduto al muretto insieme agli altri vertici del box, da Domenicali all’ingegnere di Massa, Smedley, a quello di Raikkonen, Stella, a Luca Baldisserri, l’uomo delle strategie. Perché il pasticcio è nato lì e in pista. «In effetti fare una scelta è sempre difficile ma qualcuno dall’alto ha deciso diversamente», l’abbozzo di difesa di Schumi.

Dirà Felipe: «Dobbiamo cambiare metodo di lavoro e analizzare i nostri errori per capire come evitarli, ma non credo che sia il caso di fare rivoluzioni come la piazza, emotiva, vorrebbe. Comunque, meno male che i punti presi dagli altri sono dimezzati... Recuperare come lo scorso anno? Allora avevamo una buona macchina...».

E dopo la processione di piloti mesti, ecco il processo, meglio, l’annuncio del processo che la Ferrari farà a se stessa, nessuno escluso, neppure Schumi visto che ormai è parte integrante. Ad annunciarlo è proprio Domenicali, che con tesa gentilezza, con un sorriso che vibra preoccupazione, lancia il suo grido per scuotere gli animi di rosso vestiti: «Bisogna uscire subito e in fretta, le persone che hanno certe responsabilità se le devono assumere fino in fondo. Dobbiamo reagire da squadra, dobbiamo lavorare e dirci ciò che non va bene, ma dircelo all’interno del team». Gli domandano: mai visti così tanti errori al muretto? «Non so – risponde -, la gara va divisa in due: per quella di Felipe bastava un nulla e la scelta fatta sarebbe stata buona, quanto a Kimi, invece, con il senno di poi è stato un azzardo». E ancora: da quel che dice, qualcuno non si è preso le proprie responsabilità? «Diciamo che ognuno deve prendersele in modo diverso...», spiega; ci saranno cambiamenti di struttura o altro? «Non affrettiamo le cose, non voglio aggiungere altro»; anche i piloti sono mancati in questo, devono fornire più indicazioni? «Certamente – ribatte Domenicali -, dato che guidano e hanno in mano le informazioni, devono dare il loro contributo...»; è soddisfatto del loro apporto? «Dobbiamo rivedere un paio di cose, ma sono cose che verranno discusse all’interno». E ancora: si è parlato di un ruolo di Schumi al muretto? «Non voglio rispondere, so che cosa c’è dietro questa domanda a seconda di ciò che dico...»; Raikkonen sostiene che le gomme non sono state una sua scelta... «Nei momenti difficili – sottolinea Domenicali - c’è una procedura che deve essere rispettata e, ripeto, chi ha delle responsabilità se le deve assumere... e adesso dobbiamo reagire, piangersi addosso non serve, mi prendo sulle spalle il peso della situazione però voglio che la gente che lavora sotto reagisca... La prima cosa da fare? Anticipare tutti gli sviluppi previsti lungo la stagione». Qualcuno gli chiede nomi e ruoli dei responsabili di questo avvio disastroso: «Noi non facciamo come altre squadre (la McLaren, ndr)».

Rabbia, nomi, responsabilità, procedure da rispettare. È chiaro che il processo avviato dal capo della Gestione sportiva è la conseguenza dell’ennesimo errore di qualcuno (tecnici o piloti) che si è fatto condizionare o non ha agito come ci si aspettava. Unica certezza, se non altro per il ruolo che ricopre ufficialmente, è che nell’occhio del ciclone, in un modo o nell’altro, rischia di finirci Luca Baldisserri, responsabile delle strategie, che schietto come suo solito dice: «È stata un’altra gara disastrosa, non ci sono scuse da accampare. Anche qui abbiamo cercato di scommettere su quello che sarebbe potuto accadere ed è sempre successo il contrario di ciò che ci aspettavamo...». Quindi ammette: «Sull’asciutto il nostro passo di gara non era comunque eccezionale... il nostro potenziale è questo». Come dargli torto.