Incursioni in toga

Tra i lasciti negativi dello scontro - e degli scontri - per la Tav, vi sarà senza dubbio un cospicuo numero di procedure giudiziarie. Si sono mossi i No Tav, tramite avvocati, per denunciare le vere o presunte brutalità delle forze dell’ordine verso i dimostranti. Altre iniziative legali seguiranno di sicuro: tutte incoraggiate dalla sinistra - inclusa quella ragionevole - e tendenti a dimostrare che i pacifici valligiani, mansuetamente raggruppati per attestare la loro avversione alla ferrovia, sono stati selvaggiamente provocati da manganellatori in uniforme. Sul fronte opposto la magistratura si muoverà per accertare e punire la vasta gamma di reati compiuti nel nome di alti ideali ambientali. Al cui riparo sono avvenuti i furibondi e violenti attacchi di black-bloc con il viso coperto dai passamontagna, le aggressioni allo schieramento di polizia, le invasioni dei cantieri, i danneggiamenti a mezzi di trasporto, macchinari, attrezzature. È molto paradossale e molto triste che in questo trionfo dell’illegalità facessero bella mostra delle loro fasce tricolori i sindaci di molti comuni. Ma non è una novità, già per problemi di discariche o di scorie s’era visto qualcosa di simile.
Questo contenzioso assumerà, non è difficile prevederlo, le connotazioni classiche delle procedure giudiziarie italiane: passo di lumaca, farraginosità, e anche incertezza - nonostante l’evidenza delle prove - perché fino alla sentenza definitiva esiste la presunzione d’innocenza, campa cavallo. Ma tra i risvolti giudiziari della vicenda spicca, per la sua singolarità, un’inchiesta promossa dal procuratore presso la Corte dei conti del Piemonte, Ermete Bogetti: che, pur essendo un magistrato contabile, ha incaricato la Guardia di finanza e il sindaco di Venaus di raccogliere documenti e testimonianze dai quali risulti se vi siano o no stati eccessi da parte di agenti e carabinieri: con l’idea che, se vi fossero stati, a chi li ha compiuti debba essere addebitato il “danno d’immagine” per il Paese. Un danno economico - Bogetti precisa che non sono affar suo gli aspetti penali, di competenza della magistratura ordinaria - perché «il patrimonio dello Stato non è formato solo da immobili, terreni, e beni culturali. Anche l’immagine dell’Italia ha un suo valore che deve essere tutelato.
Sono abituato alle incursioni della giustizia amministrativa nei più svariati campi. Cosicché i Tar rivendicano il diritto di stabilire se un liceale sia stato bocciato a ragione o a torto. Ma questa volta il dott. Bogetti riesce a stupirmi, nel contempo aprendo prospettive straordinarie alle incursioni della Corte dei conti. Molti - me compreso - avranno da obbiettare a un’indagine che si appunta sulle forze dell’ordine. Il parere di tanti cittadini è che il maggior danno all’immagine dell’Italia sia stato arrecato - in Val di Susa come a Genova per il G8 o altrove - da chi coglie ogni occasione per inscenare parodie di rivoluzione e per compiere vandalismi. (E anche, aggiungo, da chi, investito di cariche pubbliche, ritiene che sia lecito opporsi alle leggi e alle decisioni dello Stato non con ricorsi e proteste civili ma con jacqueries demagogiche e devastanti, quelle sì, per l’immagine, per l’economia, per lo sviluppo dell’Italia).
Scritto questo, non pretendo che il Procuratore rinunci alla sua crociata. Ma non sia timido. Una volta esaurita l’attenzione riservata ai poveri poliziotti che al gelo, sotto sassaiole e insulti, in qualche momento hanno magari perso la pazienza, pensi ad altri danni all’immagine. Che si verificano nella struttura burocratica alla quale egli stesso appartiene. Il funzionario che lascia giacere per mesi o per anni le pratiche a lui affidate o che risponde con sufficienza e mal garbo al cittadino che gli si rivolge, danneggia fortemente l’immagine del Paese. Fatta a pezzi quotidianamente dalla lentezza d’una giustizia - ordinaria o amministrativa - che pure pretende d’essere proposta a modello per altri. Dia qualche occhiata intorno, dott. Bogetti, non le mancherà materia di riflessione e, se del caso, di iniziativa per tutelare la famosa immagine. Quanto alla Val di Susa, sarebbe veramente intollerabile che, tra le innumerevoli cose sgradevoli e dannose per l’immagine dell’Italia da cui siamo circondati, la severità delle toghe si abbattesse sui poveracci infreddoliti che, lassù nella valle, devono fronteggiare gli energumeni no-global.