«Gli incursori vittime di chi protegge il traffico di droga»

Alberto Vignali

da La Spezia

Nel giorno in cui Gianfranco Fini visita la base delle forze speciali della Marina e che gli uomini del Comsubin si esibiscono con uno spettacolare lancio di paracadutisti nel borgo che ospita il loro comando, dall'Afghanistan arrivano notizie confortanti sui soldati feriti nell'attentato dell'altra mattina, ma anche il sospetto che dietro quella bomba ci siano i trafficanti di droga, quelli legati a filo doppio con i terroristi dei quali sono spesso finanziatori. Gli incursori, nell'azione così come nella vita comune, sono schivi, difficili da individuare e da mettere sotto i riflettori. Eppure qualcosa trapela dagli umori di questi professionisti. Su cos'è accaduto in quella tragica mattina lungo la strada che porta a Herat.
«Erano in pattuglia da più giorni, così come il personale dell'esercito - fanno chiarezza i colleghi dei militari - avevano visitato dei villaggi della zona, tenuto i contatti con la gente del posto, pattuglie in ricognizione, sparpagliate in modo da mantenere un controllo attivo del territorio e proteggere il contingente. Se conosci le persone e i luoghi puoi controllare meglio e sapere molte cose utili». Chi laggiù c’è già stato, sa bene come va questo lavoro. «Incontri i capi villaggio, le persone influenti, conquisti la fiducia e crei una rete di contatti da visitare con una certa cadenza per sapere cosa accade - raccontano gli incursori che dalla Spezia si sono messi in contatto con i commilitoni -. L'altra mattina i vari gruppi, alla fine delle attività, si sono ritrovati in un punto prefissato. Hanno così formato un convoglio e si sono diretti verso Herat. Poi il primo veicolo è stato investito dall'esplosione. Inevitabile in quanto subdola e in una zona di difficile individuazione. Il resto è chiaro. Ci sono persone che si sentono disturbate da queste attività di controllo, molto delicate, che precedono quelle normali del resto della missione».
Il riferimento al traffico di droga è preciso. In queste settimane è tempo della fioritura del papavero e il traffico dei corrieri dell'oppio, legato anche ai terroristi, risente dei pattugliamenti dei militari. Alzare il livello del rischio su una certa strada evita l'arrivo di truppe «classiche», più numerose, o di unità, anche civili, per attivare i progetti di ricostruzione.