«Indagare le vittime è una tipica follia delle toghe italiane»

MilanoNo, non è un atto dovuto: «L’iscrizione del gioielliere di Cinisello Balsamo nel registro degli indagati poteva essere evitata». Maurizio Laudi, Procuratore della repubblica di Asti e segretario nazionale di Magistratura indipendente, è tranchant: «Il codice non impone al Pm alcun atto».
E allora, dottor Laudi, perché la Procura di Monza ha inviato a Remigio Radolli un avviso di garanzia per eccesso colposo di legittima difesa?
«Perché ha dei dubbi. Perché, in qualche modo, non è del tutto convinta che le cose siano andate proprio così».
L’iscrizione non è un fatto solo tecnico, come ripete il difensore del gioielliere?
«Assolutamente no».
E che cosa è?
«Una scelta. Una scelta dell’accusa che invece potrebbe procedere in tutt’altro modo».
Come?
«Un attimo: non conosco il caso nei dettagli».
In astratto?
«Se il Pm ritiene che il rapinatore si sia solo difeso, e l’abbia fatto in modo proporzionato all’offesa, può andare in una sola direzione».
Quale?
«Considerare il rapinatore come un rapinatore e il gioielliere come una vittima».
Spesso in Italia vengono indagati tutti e due: aggressore e aggredito. L’agnello, almeno all’inizio, viene trattato come il lupo.
«È una distorsione della nostra cultura giuridica. Il Pm non ha il coraggio di compiere subito una scelta chiara e allora per paura di sbagliare, per un eccesso di cautela, mette le mani avanti e apre un’indagine anche su chi ha subito i danni».
L’atto dovuto?
«Si ricorre spesso a questa espressione, ma è solo un’ipocrisia: in realtà si dà all’agnello la patente del lupo. Sia pure per un periodo limitato di tempo».
Perché?
«Perché in realtà il Pm non vuol difendere, come spesso si dice erroneamente, la vittima, ma vuole tutelare se stesso».
Addirittura?
«Sì, perché il magistrato prima di compiere alcuni accertamenti irripetibili si lascia afferrare da un retropensiero: forse non è andata così. Forse, quello che mi pare evidente è incerto. Posso fare un esempio?»
Prego.
«Accade qualcosa di simile quando il medico individua il male, ma poi, per non sbagliare ed essere accusato in seguito di aver sottovalutato il problema, prescrive una valanga di esami inutili. O, peggio, controproducenti».
Ma l’avviso di garanzia dovrebbe essere a tutela della vittima. O no?
«Ma no, si ripete retoricamente da parte di molti operatori che è a tutela, in realtà precipita la vittima nel girone dei cattivi. Con ricadute processuali anche gravi».
A cosa si riferisce?
«Le parole di un indagato hanno molto meno valore di quelle di una vittima. E poi il rischio è quello solito italiano: si resta indagati per mesi o per anni con patemi d’animo, ansia, stress, spese e tutto il resto».
In conclusione?
«Se il Pm è certo, divida i ruoli da subito: anche da un punto di vista tecnico la vittima, la parte civile, potrà essere tutelata e parteciperà all’attività investigativa. Ma, in compenso, le saranno evitate altre umiliazioni dopo lo choc della rapina».