Indagata l'omeopata che vietò l'insulina alla 16enne diabetica

Prescrisse vitamine, è una 70enne americana, Marjorie Randolph, abita a Milano, non è iscritta all'ordine dei medici: accusata di omicidio volontario

Milano - L'hanno trovata. E gli agenti hanno perquisito la sua casa-studio di Milano. "Vi voglio tanto bene, ma con voi giornalisti non posso parlare. Spero che nei prossimi mesi e anni possiate aiutarmi a fare giustizia e chiarezza su questa vicenda". Con queste parole Marjorie Randolph ha risposto ai cronisti dietro la porta chiusa della sua abitazione di Milano. Subito dopo alla sua porta, senza nessuna targa medica o titolo accademico accanto al nome, hanno bussato i poliziotti. La donna, 70 anni, di origini americane, non risulta negli elenchi on line nazionali dell’ordine dei medici, iscrizione necessaria per potere esercitare in Italia. E' stata lei, consigliata da un medico di Bologna ai genitori della sedicenne fiorentina, a prescriverle massicce dosi di vitamine al posto dell'insulina per curare il diabete. La circostanza che ha portato alla morte la giovane, ricoverata già in coma ieri sera all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Angelo Antonio Fierro, specialista in scienza dell’alimentazione, conferma dal suo studio "Terapeuticum" di aver messo in contatto la famiglia con l'omeopata, precisando di aver confermato la terapia a base di insulina.

Le accuse Due i reati per l'americana. L'omicidio volontario, ipotizzato dal pm Crini, potrebbe ricollegarsi alla possibile configurazione del dolo eventuale nella condotta tenuta dall’indagata, avendo sospeso l’insulina, considerato un farmaco salvavita per chi è diabetico. Riguardo al reato di esercizio abusivo di una professione, la donna non risulterebbe iscritta in Italia all’ordine dei medici. L’indagine è comunque al momento nella sua fase iniziale. Gli investigatori della polizia devono ricostruire compiutamente quanto accaduto. Alla Randolph l’avviso di garanzia è stata notificato perchè possa nominare un proprio consulente per l’autopsia, affidata dal pm al professor Aurelio Bonelli. È probabile che quest’ultimo si faccia affiancare da un diabetologo. Al momento non emergerebbero negligenze imputabili ai genitori perché quest’ultimi avrebbero creduto di far affidamento su medici o comunque esperti. 

I vicini Americana, molto gentile e riservata: così i suoi vicini di casa descrivono Marjorie Randolph. "La vedo molto poco, ma ogni volta che la vedo mi bacia - dice una sua vicina - ha tutte le gambe rovinate, e si cura coprendole con il cellophane. Anche il dottore le ha detto di togliere quelle fasciature, ma lei si è sempre rifiutata. Una volta - ha aggiunto - è venuta qui anche un'ambulanza, ma lei non ha voluto seguire i medici del pronto soccorso e si è messa a piangere". Tra i vicini, nessuno sa di cosa si occupi: alcuni dicono che è pensionata e che è sempre fuori casa. Sulla porta dell’abitazione-studio della signora Randolph, a Milano, in una zona abbastanza centrale della città, non ci sono targhe se non quella con il cognome. Inoltre, ci sono due foto sbiadite attaccate con l’adesivo: una piramide inca e una casa greca, oltre a un piccolo simbolo dorato che somiglia al numero 30.

Inchiesta La procura ha aperto un'inchiesta sul caso della ragazza toscana di 16 anni morta ieri sera all’ospedale pediatrico Meyer, dopo essere stata ricoverata in coma per la sospensione della terapia insulinica a cui era sottoposta perché affetta da diabete mellito di tipo I. Gli accertamenti sono stati disposti d'urgenza dal pm Alessandro Crini e sono stati affidati alla squadra mobile di Firenze. Era stato lo stesso ospedale pediatrico fiorentino a sporgere denuncia in procura. La terapia insulinica era stata prescritta alla giovane dallo stesso servizio di diabetologia del Meyer nel luglio del 2007, e stava dando ottimi risultati.

No insulina Secondo quanto emerso la "dottoressa omeopata" le aveva cambiato terapia, sostituendole 13 giorni fa l’insulina con dosi massicce di vitamine. Lunedì pomeriggio la 16enne è entrata in coma ed è stata ricoverata al Meyer. Ieri sera, alle 20.15, il decesso, nel reparto di rianimazione. Il cambio della cura è "un elemento che come l’intera dinamica della vicenda - si legge in una nota del Meyer - sarà ora al vaglio delle autorità inquirenti, a cui l’ospedale pediatrico offre la sua completa collaborazione, al fine di individuarne le precise responsabilità". Il cadavere della giovane sarà trasferito nelle prossime ore all’istituto di medicina legale in attesa delle disposizioni del magistrato.

Il Meyer "Ha avuto un arresto cardiaco in casa. Sull’ambulanza del 118 è stata intubata ma quando è arrivata al nostro pronto soccorso era in coma causato dalla sospensione della terapia insulinica. Le sue condizioni erano gravissime". Il direttore generale dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, Paolo Morello, ha raccontato i drammatici momenti del ricovero, lunedì pomeriggio, della 16enne fiorentina, affetta da diabete mellito di tipo I, morta ieri al Meyer dopo che le era stata sospesa la terapia insulinica su indicazione di una sedicente professionista, con studio a Milano, alla quale si erano rivolti i genitori della ragazza. "I genitori - ha spiegato Morello - ci hanno avvisato telefonicamente mentre la ragazza stava arrivando in ambulanza e ci hanno solo spiegato di aver sostituito l’insulina, su indicazione di una persona alla quale si erano rivolti, con vitamina C ed E a dosaggio altissimo". La terapia insulinica era stata interrotta l’1 maggio. Il coma è sopraggiunto in meno di due settimane. "Dipende - ha spiegato Morello - molto anche dalla dieta: più è ipercalorica più cresce la glicemia".