«Indagati Carraro e Ghirelli». E scoppia il giallo

Diego Pistacchi

Che la Figc abbia fatto «carte false» per mandare il Genoa in serie C ormai lo credono in molti. L’uso del plurale a proposito delle «carte» è d’obbligo visto che nel mirino della procura genovese sono finiti diversi atti della Federcalcio e della Caf. Ma la notizia di ieri è di quelle che fanno lo stesso molto rumore. Si parla di due avvisi di garanzia, che non significano certo colpevolezza per gli indagati, ma che visto il bersaglio grosso cui puntano non sembrano certo essere stati decisi a cuor leggero. I nomi di Franco Carraro e Francesco Ghirelli, lo scorso anno rispettivamente presidente e segretario della Figc, dovrebbero infatti cancellare la formula «contro ignoti» con la quale la procura di Genova aveva aperto l’inchiesta sul falso in atto pubblico. Cioè su quegli atti della Federcalcio che avevano determinato la condanna del Genoa.
Una notizia clamorosa, talmente devastante, che ieri pomeriggio è arrivata subito una precisazione dalla procura, con la quale si assicurava che non erano stati iscritti quei due nomi sul registro degli indagati. Un giallo in piena regola, visto che in mattinata la notizia si era diffusa proprio sulla base di indiscrezioni trapelate da Palazzo. Un giallo che potrebbe trovare una risposta anche nei prossimi giorni, visto che ormai comunque l’inchiesta condotta personalmente dal procuratore capo Francesco Lalla va avanti da un anno e dovrebbe essere ormai arrivata alla svolta decisiva. E non si può neppure escludere che le due notizie apparentemente contrastanti possano in realtà essere conciliate con una spiegazione legata ai tempi burocratici di palazzo di giustizia. Spesso un ordine di iscrizione al registro degli indagati e l’effettiva iscrizione possono essere tutt’altro che simultanei. In attesa di chiarire questo giallo resta l’analisi dell’inchiesta condotta sugli atti della Figc. I lettori del “Giornale” dovrebbero ormai essere esperti in materia, ma il gioco delle date del mistero merita comunque un riepilogo per essere più chiaro. La famosa sentenza della Caf, quella del processo dei bigliettini contro Preziosi durante le arringhe degli avvocati, risulterebbe ufficialmente decisa l’8 agosto 2005. Le proprietà del file sul quale è stata riportata indicano però che quel documento, poi inviato anche al Genoa e alle parti in causa, risulta stampato l’ultima volta il 3 agosto, cioè due giorni prima dell’inizio del processo. Questo è il primo mistero di quelle carte, che ha spinto l’avvocato Mascia a presentare l’esposto firmato da Preziosi. Ne sono seguite lunghe e particolareggiate perizie informatiche che sembrano confermare ogni sospetto. Non solo, hanno anche permesso agli inquirenti di aprire nuovi filoni di inchiesta. Altri esposti dell’avvocato Mascia con precise ricostruzione di date, comunicati e note stampa, avevano fatto notare come anche il «comunicato ufficiale n.6/c» della Federcalcio aveva qualche «stranezza» di troppo. Risultava infatti ufficialmente «pubblicato in Roma l’8 agosto 2005». Anche in questo caso però il file destava più di un sospetto.
Lo stesso era stato «creato» il 13 agosto, cioè 5 giorni dopo, dalla segreteria della Caf, che poi lo aveva «girato» alla Federcalcio il 16 agosto.
Date che non tornano nuovamente. Per vederci chiaro, Francesco Lalla aveva ordinato un sequestro nella sede della Figc. Tra le carte ritirate in via Allegri non pare risultare la copia del comunicato ufficiale con la firma autografa di Carraro e Ghirelli che pure sarebbero i sottoscrittori di quell’atto. Un atto che non è certo di poco conto, visto che si tratta dell’unico documento valido per dare seguito alla condanna del Genoa e che è anche un atto di valore pubblico. Di qui l’inchiesta per falso in atto pubblico e l’attenzione rivolta all’operato di presidente e segretario della Figc.
A prescindere dal giallo sull’iscrizione nel registro degli indagati, l’inchiesta dovrebbe ora essere vicina alla conclusione. La più probabile, a questo punto, è quella che prevede il trasferimento di tutti gli atti alla procura di Roma, luogo dove si sarebbe consumato l’atto. Ma per la Federcalcio una decisione formale della procura genovese sarebbe determinante, visto poi come in questi giorni vengono messe in discussione sentenze emesse dalla giustizia sportiva con penalizzazioni meno gravi e con rispetto della forma certamente meno sospettabile. Resta il commento rassegnato del presidente Preziosi, che chiude una giornata difficile. « «Non provo neanche un po’ di soddisfazione ma soltanto rabbia, tanta rabbia per come siamo stati trattati. Non ho più fiducia né nella giustizia sportiva né in quella ordinaria». Preziosi ha ha ormai messo una pietra, emotivamente, su quanto accaduto e non ha dubbi: «Mi concentrerò solo sul futuro».