Indagati per pedofilia a scuola ma nessuno viene sospeso

Accuse a tre insegnanti. Non vengono presi provvedimenti e molti genitori ritirano i figli dall’istituto

Alessia Marani

da Roma

Sott’inchiesta per pedofilia, tre maestre di Roma restano a insegnare nella stessa scuola e nelle stesse classi dei piccoli alunni di cui avrebbero abusato. Un caso paradossale: nonostante il blitz dei carabinieri nell’istituto a ottobre, le perquisizioni nell’edificio, nelle aule e nelle abitazioni private delle docenti, di una bidella e di due uomini, un carrozziere e un regista televisivo marito di una delle tre insegnanti, le maestre sono ancora al loro posto. Con la solidarietà della preside, Loredana Cascelli, e delle colleghe di elementari e medie dell’istituto che «per dimostrare ai bambini - scrivono in una lettera - il significato delle parole falsità e calunnia» hanno persino messo in atto una sorta di «sciopero bianco»: d’ora in poi niente più gite, recite natalizie e di fine anno.
Un’inchiesta giudiziaria partita a luglio dopo la denuncia di un gruppetto di genitori e che da oltre un mese squarcia come un terremoto la vita di Rignano Flaminio, centro di settemila anime a nord della Capitale. Alla «Olga Verere», la scuola finita sotto accusa - l’unica nel paese - i bimbi iscritti alla materna erano 220, oggi ne sono rimasti appena 160. «Solo due giorni fa - racconta Simone Rocchini, presidente dell’Associazione dei genitori di Rignano - è arrivato l’ispettore del ministero della Pubblica Istruzione per verificare come stanno le cose. È piombato qua martedì pomeriggio dopo che una mamma e non la scuola si è preoccupata di avvisare il Provveditorato. Ma ancora non è stata presa alcuna decisione».
I militari di Bracciano, mandato della Procura di Tivoli alla mano, hanno fatto irruzione nell’istituto di via San Rocco la mattina del 12 ottobre. «Li abbiamo visti tutti entrare - aggiunge Rocchini -. Ma la preside ha negato di avere ricevuto qualsiasi atto legale. Da allora è iniziato un muro contro muro. Al consiglio scolastico straordinario convocato per il 14 successivo si è rifiutata di parlare dell’argomento. Chi ha potuto ha tolto da scuola i propri figli, ma per il personale il calo delle frequenze continua a essere “colpa dell’influenza”». Secondo le accuse, (alle cinque denunce iniziali se ne sono aggiunte altre sette) i bimbi, tutti di età tra i 3 e i 4 anni, avrebbero subito «attenzioni» particolari dalle loro maestre e dai due uomini con la complicità di una bidella. In alcuni casi i piccoli sarebbero stati portati anche fuori dalla scuola, in abitazioni private. Perizie mediche e psichiatriche avvalorerebbero l’ipotesi di violenza. «L’inchiesta prosegue - afferma il capitano Emanuele De Ciuceis, della compagnia di Bracciano - stiamo raccogliendo tutti gli elementi utili. Il nostro lavoro va avanti al di là delle polemiche e dell’opinione pubblica». Presto il dossier corredato da testimonianze, referti, pc e file audiovisivi sequestrati sarà al vaglio del pm che deciderà se chiedere o meno l’apertura del processo. «Non si tratta di essere innocentisti o colpevolisti - spiega Roberta Di Mauro, appena dimessa dal ruolo di Presidente del consiglio d’Istituto, mamma di una bambina di 4 anni -, ma di buon senso. Pretendiamo che sia rispettato l’interesse dei nostri bambini innanzitutto. Ci siamo rivolti alla preside, al sindaco, al ministero. Possibile che nessuno abbia o voglia esercitare l’autorità per sospendere o destinare ad altro incarico queste insegnanti? Il clima a scuola è rovente, la tensione è alle stelle. E non è facile spiegare a dei bambini così piccoli quanto sta accadendo. Molti di loro fanno domande, capiscono che c’è qualcosa che non va. Alla fine, mia figlia l’ho trasferita a Civita Castellana. Con sacrifici enormi perché lavoro a Roma e raggiungere un altro centro è ancora più dispendioso. Prima la mia piccola l’ho tenuta a casa con una scusa, poi le ho detto che nella sua scuola devono fare dei lavori. Davvero solo questo è l’unico sistema per tutelare questi bambini?».