Indagato Beppino Englaro Omicidio? Me l'aspettavo

La Procura di Udine ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati
il papà di Eluana. Oltre a lui 14 persone, tra cui l’anestesista e gli
infermieri che erano con la donna mentre moriva. Beppino: "Sono
tranquillo"

Sono tutti tranquilli. Tranquilli papà Beppino e l'anestesista Amato De Monte. Tranquilli, immaginiamo, anche se rimangono nell’ombra, i dodici infermieri volontari che si sono succeduti al capezzale di Eluana solo ed esclusivamente per accompagnarla verso la morte. Si vede che la «Quiete» di Udine, dove Eluana è stata parcheggiata in ossequio al famoso protocollo, prima di venir sepolta a Paluzza, ispira tranquillità.

Eppure c’è un fatto nuovo, in questa storia che non riesce proprio a regalare un po’ di pace all’unica, vera, protagonista e vittima. Il fatto nuovo, il colpo di scena, se non sembrasse un termine eccessivo e abusato, è che la Procura di Udine ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati tutte le persone di cui sopra, in totale 14, ipotizzando a carico loro il reato di omicidio volontario aggravato.
Era da mercoledì che galleggiava nell'aria di Udine questo provvedimento. Come al solito, come sta accadendo un po' troppo spesso da queste parti, tutti ne erano al corrente e nessuno ufficialmente lo sapeva. Curioso, no? Resta il fatto che per il procuratore capo Antonio Biancardi che, a due anni dalla pensione, tutto avrebbe desiderato tranne che trovarsi sulla scrivania l'ingombrante caso di Eluana Englaro, si tratta di «un atto dovuto, deciso solo in questi giorni per la necessità di separare le specifiche denunce verso le persone poi iscritte dai pur numerosissimi esposti, a volte deliranti, privi di rilevanza penale o di specifiche accuse». Sono arrivati oltre una cinquantina di esposti alla Procura di Udine.

Ma la denuncia più circostanziata, peraltro anticipata, davanti ai cancelli della «Quiete», già la sera stessa in cui Eluana è spirata, è stata quella del Comitato Verità e Vita. Un esposto di 13 pagine. «Con accuse ben precise e con nomi e cognomi - ha detto il portavoce del comitato Mario Palmaro - nella quale chiamiamo in causa Beppino Englaro, il personale medico e infermieristico, nonché i dirigenti responsabili della casa di riposo La Quiete». Una denuncia per omicidio volontario nei confronti di papà Beppino e delle altre 13 persone suffragata, secondo Verità e Vita, dal fatto che «il giudice penale è autonomo dalle decisioni del giudice civile e anche le prove assunte in sede civile sono inutilizzabili nel processo penale. La nostra denuncia - fanno sapere dal Comitato - contesta che fino a questo momento le indagini si siano concentrate sul rispetto del protocollo e chiede, quantomeno in subordine, di accertare se sia stata tentata la nutrizione per via naturale».

«Non sono certo sorpreso, me l’aspettavo. Doveva arrivare prima o poi, lo sapevo che doveva arrivare, ma io sono tranquillo perché fin dal primo minuto mi sono mosso nella legalità», dichiara Beppino Englaro. «Siamo tranquilli perché tutto è stato fatto in perfetta regola - fanno eco in coro gli avvocati Giuseppe Campeis e Vittorio Angiolini, che tutelano gli interessi della famiglia Englaro e del dottor De Monte - l'azione del procuratore era prevista e questo atto ci permette ora di poter svolgere meglio le nostre attività difensive in contraddittorio». E poi ci mette del suo, anche se non è fra gli indagati, il professor Defanti, il neurologo che per anni ha seguito Eluana: «Mi sembra un’assurdità colossale e un imbarbarimento della situazione l'aver aperto un'inchiesta quando c'è stato un provvedimento definitivo della Corte d'appello».

Secondo i legali di Englaro l'iniziativa giudiziaria «potrebbe avere ragionevolmente qualche sviluppo semmai dopo il deposito delle perizie autoptiche disposte dopo la morte di Eluana» che è avvenuta, lo ricordiamo, lo scorso 9 febbraio. Esami autoptici che saranno completati nell'arco di due mesi come ha confermato giusto ieri Carlo Moreschi, l’anatomopatologo incaricato dal procuratore Biancardi, di coordinare l’autopsia. Entro i primi giorni di aprile saranno quindi consegnati al magistrato anche gli esami istologici e tossicologici richiesti da più parti per fugare ogni dubbio sulla morte di Eluana.