Indagato il giudice della Caf che spedì il Genoa in serie C

Martellino «processato» anche dal Csm Preziosi: «Finalmente c’è chi mi ascolta»

Diego Pistacchi

Anche la procura di Napoli è convinta che la sentenza che ha condannato il Genoa alla serie C sia quantomeno sospetta. Il presidente della Caf, Cesare Martellino, è indagato per abuso d’ufficio. E gli episodi che hanno spinto i magistrati napoletani ad aprire un fascicolo contro di lui sono sostanzialmente due: l’ipotesi di contatti sospetti (con tanto di pressioni) di Moggi per ottenere sentenze «decise» dalla Juve, e la sentenza di secondo grado anti-Genoa, che risulterebbe preparata addirittura due giorni prima del processo. L’ultima iniziativa della procura di Napoli conferma quello che fino ad ora era considerato poco più che un atteggiamento vittimista di Enrico Preziosi e dei tifosi rossoblù. L’ipotesi che il Genoa abbia pagato, e tanto, senza neppure avere avuto un equo processo sembra ormai una realtà accettata dal mondo del calcio che conta, e dal commissario straordinario della Figc, Guido Rossi, in testa.
L’inchiesta napoletana ha infatti trovato altri riscontri alle accuse ribadite da Enrico Preziosi nel corso di due lunghi colloqui avuti prima con i carabinieri di Roma, poi direttamente con i magistrati, con l’assistenza dell’avvocato Maurizio Mascia che del file sospetto è stato lo scopritore. Dalle carte e dalla lunga serie di intercettazioni telefoniche erano già spuntati i colloqui proibiti di Luciano Moggi che chiedeva al segretario generale della Figc, Francesco Ghirelli, di «darsi da fare col Martellino» per ottenere sentenze Caf favorevoli alla Juventus a proposito del tesseramento di due claciatori stranieri. Sentenze peraltro poi regolarmente arrivate. Ma i registratori dei carabinieri hanno anche captato telefonate dirette tra Ghirelli, considerato dagli inquirenti il vero uomo forte della Figc anche per quanto riguarda la giustizia sportiva, e Cesare Martellino. Altro materiale che i pm napoletani hanno definito «inequivocabile» per sostenere l’ipotesi di accusa della «dipendenza» della Caf dalla Figc e dai poteri forti che le ruotavano attorno. Anche due ricorsi presentati da Crotone e Lerici sarebbero stati valutati dalla Commissione d’Appello Federale sulla base delle pressioni ricevute dall’esterno.
A questo punto le accuse ribadite da Preziosi, e corroborate dalla perizia sul file della sentenza, hanno offerto alla procura di Napoli l’occasione di aggiungere nuovi sospetti sempre più pesanti sull’operato dei giudici federali. Anche perché la «vicinanza» tra Martellino e i vertici Figc è rappresentata pure dalla presenza del figlio dell’alto magistrato nello studio dell’avvocato Tito Lucrezio Milella, difensore in sede penale della stessa Figc e di Capitalia (il gruppo bancario di Carraro). Guido Martellino, figlio del presidente Caf, tra l’altro, risulta essere il proprietario del computer con il quale sarebbe stata scritta la sentenza contro il Genoa. Un’ulteriore stranezza che di per sé non ha alcun valore probatorio ma si inserisce perfettamente come un tassello nel mosaico ricostruito da pm napoletani. E il materiale raccolto contro Martellino è stato valutato ieri dal Consiglio superiore della magistratura che ha aperto un procedimento nei confronti del giudice.
Una vittoria, per il momento soprattutto morale, da parte del Genoa e del suo presidente che ieri, a Pegli, ha fatto notare: «Finalmente a Napoli ho trovato qualcuno disposto ad ascoltarmi. Non come qui a Genova dove le istituzioni mi hanno sempre snobbato». Per istituzioni, Preziosi intendeva quelle poltiche, dando infatti atto al procuratore Francesco Lalla di aver indagato a fondo, fino al sequestro della sentenza, sulle sue denunce. Non un commento, invece, sul coinvolgimento di Garrone e della Samp nel calcio-scandalo: «Preferisco guardare in casa mia - ha tagliato corto Preziosi -. So cosa significhi per la città questo tipo di situazione e poi non mi sento la persona più indicata a parlare».