Indagato Rotelli, re delle cliniche lombarde

La Procura: rimborsi gonfiati per 2 milioni. L’imprenditore, azionista Rcs, è a capo di un gruppo che controlla 18 strutture. Ricoveri invece di semplici operazioni. Gli inquirenti: "Quadro desolante"

da Milano

Scrivono i consulenti della Procura che il quadro è «desolante». Che esistono «indizi assolutamente univoci», che la richiesta di rimborsi maggiorati alla Regione è «pressoché costante» arrivando anche a «trenta volte quanto effettivamente dovuto». Così, il valore reale degli interventi - pari a 346mila euro - al Policlinico San Donato sarebbe stato gonfiato in tre anni fino a sfondare la soglia dei 2 milioni. Secondo l’accusa, attraverso interventi non necessari. Ricoveri al posto di semplici operazioni in regime ambulatoriale. E quello che poteva essere liquidato con 44,94 euro, alle casse pubbliche finiva per costarne 1.433. Ancora un’inchiesta sulla sanità convenzionata in Lombardia. Questa volta, nel mirino dei magistrati milanesi e degli investigatori della Guardia di finanza Giuseppe Rotelli (da tempo all’attenzione degli inquirenti), imprenditore al vertice di un gruppo ospedaliero fatto di 18 cliniche private (una in Emilia Romagna), con un fatturato nel 2008 di 750 milioni di euro. «Sua Sanità» o «il reuccio», come è conosciuto nell’ambiente.
E «Sua Sanità» (i cui interessi sconfinano nell’editoria, grazie a una partecipazione effettiva pari al 3,9% e a una potenziale - considerando le azioni già opzionate - del 10% del capitale sociale in azioni ordinarie di Rcs Mediagroup Spa, oltre alla quota di minoranza in Eurovision, holding che controlla i canali Telelombardia, Antenna 3 e Canale 6) finisce nel registro degli indagati con le accuse di falso ideologico e truffa aggravata. Con lui anche 4 dirigenti dell’ospedale e 19 medici. Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo dei 2 milioni di euro frutto della presunta truffa. Come alla Santa Rita, la «clinica degli orrori», ma senza i reati più gravi (lesioni e omicidio). Come molte delle strutture private da anni sotto la lente di finanzieri e procura di Milano.
L’inchiesta, coordinata dai pm Sandro Raimondi e Tiziana Siciliano e condotta dal Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle, prende in esame mille e 450 cartelle cliniche firmate dai medici del Policlinico San Donato tra il 2004 e il 2006, riguardanti nella maggior parte dei casi interventi sulla cute. «Un’attività di analisi - scrive il gip Vincenzo Tutinelli nell 52 pagine di decreto di sequestro - che ha consentito di individuare numerose posizioni anomale» in relazione ai criteri di applicazione dei Drg (Diagnosis related group, le schede di dismissione ospedaliera con cui le cliniche convenzionate ottengono i rimborsi dalla Regione). E «per fare comprendere l’ordine medio di grandezza - prosegue il gip - può dirsi che un’operazione in day hospital viene rimborsata nella misura di circa 1.900 euro», contro i circa 400 euro di un «intervento svolto ambulatorialmente». Questa è la media. Ma scorrendo l’elenco delle cartelle cliniche prese in esame dai consulenti della Procura, emergono discrepanze ben più rilevanti. Centinaia di operazioni da 44, 54, 73 euro costate allo Stato tra i mille e 300 e i 5mila e 800 euro. In un caso, sostiene l’accusa, dai 33 euro si è saliti fino agli 8mila 120.
Così si arriva ai 2 milioni della presunta truffa. E per il giudice «vi sono elementi per affermare la sussistenza di contributi causali decisivi anche da parte di soggetti posti in posizioni apicali». Dal consiglio d’amministrazione, dunque, al presidente. «Sua Sanità» Giuseppe Rotelli, classe 1945, due volte presidente del Comitato regionale per la programmazione sanitaria della Lombardia, uno degli estensori del Piano ospedaliero regionale (1974) e coordinatore dei lavori per il primo progetto di Piano sanitario lombardo, da 28 anni guida del Policlinico San Donato. Un gruppo che, sotto la sua gestione, è diventato leader in Italia e tra i primi d’Europa, con oltre 3.600 posti letto, 8mila addetti, 1.800 medici e 2 milioni di pazienti ogni anno. Un regno enorme. Tanto che, quando i finanzieri gli fecero visita la prima volta, il «reuccio» allargò le braccia. «È come avere 18 figli - disse - non posso sapere cosa fanno tutti».