Indagato, si dimette il capo dei pm di Vallettopoli

Giuseppe Galante, finito sotto inchiesta a Catanzaro per corruzione e
abuso d’ufficio, lascia la magistratura. L’avvocato: "Così potrà
difendersi"

Roma - Si dimette Giuseppe Galante, procuratore capo di Potenza. Il peso era troppo forte: sotto accusa per corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio nell’inchiesta di Catanzaro sulla presunta «cupola d’affari» lucana; con una procedura aperta dal Csm per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e, infine, con la richiesta del Guardasigilli Clemente Mastella di aprire un procedimento disciplinare su di lui, sempre per trasferimento d’ufficio. Il vicepresidente di Palazzo de’ Marescialli e guida della sezione disciplinare, Nicola Mancino, aveva fissato al 30 aprile l'udienza straordinaria per discutere la richiesta del ministro.
«Accuse assurde, infondate ed enfatizzate dalla stampa», commenta Galante. Il capo della Procura di Vallettopoli che, secondo gli avvocati lucani e il pg Vincenzo Tufano, dava mano libera ai suoi sostituti, a cominciare da John Woodcock, getta la spugna dopo un mese e mezzo turbolento e lascia la magistratura dopo 37 anni, proprio nel giorno in cui il paparazzo Fabrizio Corona riceve la quinta ordinanza d’arresto in carcere.
Oggi, però, si presenterà ugualmente di fronte al Csm che doveva ascoltarlo, insieme agli altri tre magistrati lucani per cui è stata avviata la procedura di trasferimento: il presidente del tribunale di Matera Iside Granese e i sostituti procuratori potentini Felicia Genovese e Vincenzo Montemurro. Galante, a capo della Procura di Potenza dal 1999, spiega di aver maturato la decisione per le tante accuse che considera «contraddette dalla documentazione e dalle argomentazioni» presentate in una memoria al Csm. Si dice convinto di aver assolto le sue funzioni «sempre con dignità, equilibrio, rispetto per gli altri, con l'unico scopo di servire la collettività». «Non ha nulla da rimproverarsi - dice il Procuratore capo di Torino Marcello Maddalena, che oggi lo difenderà al Csm -. Il suo gesto non è un’ammissione di responsabilità. Si è dimesso per potersi difendere libero dalle preoccupazioni del suo ufficio».
Per il presidente della prima commissione di Palazzo dei Marescialli, Gianfranco Anedda (An), che sta svolgendo l’istruttoria, le dimissioni sono «un effetto del tempestivo intervento del Csm». La posizione di Galante è quella più critica tra le 4 all’esame dell’organo di autogoverno delle toghe. Con Genovese e Granese il magistrato è coinvolto nell'inchiesta di Catanzaro su un presunto «comitato d'affari» che avrebbe agito in Basilicata con interessi in vari settori. Dopo l’ispezione ministeriale a Potenza il ministro Mastella ha avviato l’azione disciplinare contro di lui, chiedendone il trasferimento, come aveva già fatto il predecessore Roberto Castelli. Il 27 marzo, intanto, la Prima Commissione aveva aperto le procedure di trasferimento d'ufficio per lui e gli altri 3 magistrati.