Indagato per terrorismo si candida a Roma

Claudia Passa

da Roma

I nemici sono la «banda Berlusconi» e il «circo Prodi», l’obiettivo di lungo periodo è la costruzione di uno stato socialista, quello di medio termine la poltrona di sindaco di Roma. Passa attraverso la lotta per il Campidoglio la parabola di Angelo D’Arcangeli, studente 22enne originario della provincia pontina, attivista d’estrema sinistra legato al cosiddetto «(nuovo)Pci», indagato in Francia per associazione terroristica ed ora autorizzato dalle autorità d’Oltralpe a far ritorno, seppur a tempo determinato, nel nostro Paese. Da ieri si trova a Roma, dove la «Lista comunista», formazione politica vicina ai Carc (i «Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo») ha già in serbo per lui la candidatura a sindaco per le amministrative di maggio.
La vicenda che ha reso D’Arcangeli una delle icone della sinistra radicale, oggetto di una massiccia mobilitazione, ha inizio il 19 luglio 2005, quando il magistrato francese Gilbert Thiel ne dispone l’arresto con l’accusa di associazione terroristica, e il sospetto d’aver aiutato indirettamente la latitanza delle due primule «rosse» Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, scomparsi a fine 2004 e finiti in manette a maggio dello scorso anno. Arrestati in Francia nel 2003 per associazione terroristica su rogatoria internazionale, scarcerati e posti in libertà vigilata dopo qualche mese, nel 2004 Maj e Czeppel fanno perdere le tracce fino al 26 maggio scorso, quando vengono bloccati sul boulevard parigino di Charonne dall’antiterrorismo francese assieme agli 007 italiani del Sismi. Annoverati fra i fondatori dei Carc, Maj e Czeppel si sarebbero allontanati dai Comitati nel ’99, per dedicarsi ad una nuova formazione di matrice marxista-leninista, quel «(nuovo)Pci» che Angelo D’Arcangeli ha definito, in una lettera aperta circolata sul web, «l’avanguardia rivoluzionaria in grado di dirigere vittoriosamente la lotta per fare dell’Italia un Paese socialista». Ed è proprio alla «libertà per i compagni Maj e Czeppel» che il futuro candidato a sindaco della Capitale ha rivolto uno dei suoi primi pensieri quando, a novembre, i giudici d’Oltralpe hanno deciso di ridimensionare la sua posizione e rimetterlo in libertà dopo quattro mesi di detenzione, con una serie di limitazioni fra cui il divieto di uscire dai confini francesi.
Ora le autorità transalpine, in vista delle elezioni, lo hanno autorizzato a tornare in Italia fino al 31 marzo, per la campagna elettorale che culminerà il 25 con un incontro pubblico di «presentazione». A Roma la «Lista comunista» lo vuole sindaco, e anche in altre città la formazione d’estrema sinistra sta lavorando per essere in lizza. Obiettivo dichiarato: un «terzo polo comunista», per «rompere con il teatrino della politica borghese». Contro «la banda di razzisti, fascisti, affaristi e clericali del centrodestra»; ma anche contro – sono parole loro – «il gruppo di affaristi del centrosinistra (il circo Prodi), che ha già governato dal 1996 al 2001 con i risultati che tutti hanno visto: sacrifici per i lavoratori e pensionati (e attacco ai loro diritti); flessibilità e precarietà del lavoro, smantellamento dei servizi pubblici, repressione per chi protesta e si ribella».