Indagine Antitrust sui gestori degli scali di Milano e Roma

Accuse di poca trasparenza nelle tariffe e di abuso di posizione dominante

da Milano

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Adr e Sea, le società che gestiscono gli aeroporti di Roma e di Milano, per un presunto abuso di posizione dominante. C’è il sospetto che i due gestori avrebbero stretto accordi per allineare le proprie tariffe, e c’è l’accusa di mancata trasparenza delle stesse, che non si sono adeguate alla richiesta normativa di separazione contabile tra corrispettivi in regime di monopolio e corrispettivi in regime di concorrenza. L’inchiesta dell’Autorità nasce da una serie di esposti presentati tra il 2004 e il 2006 dall’Ibar, l’associazione che riunisce un’ottantina di compagnie aeree operanti in Italia; il termine per l’indagine è fissato al 31 gennaio del 2008, e la situazione che ne è oggetto si riferisce alle tariffe in vigore dal 2001. Molte compagnie aeree, dopo le denunce, hanno autoridotto di oltre un terzo i propri pagamenti, creando il presupposto per vertenze legali avviate dai gestori e tuttora aperte.
Per l'Antitrust, «i corrispettivi per l'utilizzo di spazi e infrastrutture aeroportuali strumentali alla fornitura dei servizi di handling continuano a essere definiti in via unilaterale dai gestori aeroportuali, senza essere orientati ai costi». I riferimenti sono ai diritti aeroportuali di base e a tutti i servizi accessori, sia per i passeggeri che per le merci; in questo caso si tratta degli accessi alle «cargo city» e della relativa assistenza.
La vicenda è piuttosto complessa, perché riguarda un mondo di concessionari ed ex monopolisti, di tariffe regolamentate e di una serie di passaggi autorizzativi. L’indagine dell’Antitrust parte dal 2001 perché allora, in virtù di una delibera del Cipe del 2000, furono elaborate le nuove tariffe. L’Enac - l’ente per l’aviazione civile - ha su queste un potere di vigilanza, e le autorizzò in via transitoria. Prima di un sì definitivo intervenne, un anno fa, la legge 248, più nota come «requisiti di sistema», studiata per dare ossigeno, in particolare, all’Alitalia e fortemente osteggiata dagli scali. Così il «contratto di programma» che avrebbe dovuto essere definito tra i gestori aeroportuali e le autorità competenti, ministero compreso, è stato automaticamente superato.
Negli ambienti dei gestori, che non commentano le notizie provenienti dell’Antitrust, si coglie tuttavia il disagio per procedure lunghe e complesse e per i tempi «biblici» di chi dovrebbe, invece, mettere chiarezza in materie così complesse.