"Un’indagine sulla manifestazione pro-Hamas"

De Corato sul corteo non autorizzato da San Babila al Duomo: "La Digos
ha inviato un rapporto alla Procura". Vandalismi in piazza e cordoni
della polizia sfondati: foto, registrazioni e video sui musulmani
responsabili

Indagini sulla manifestazione pro-Palestina di sabato. Potrebbe essere questo l’esito di quel contestatissimo corteo, che ha portato migliaia di persone a sfilare nel cuore di Milano violando l’autorizzazione della questura, sfondando in più punti i cordoni delle forze dell’ordine, e dando uno spettacolo discutibile di bandiere bruciate e slogan contro Israele e Stati Uniti, fino alla preghiera finale sul sagrato del Duomo.
Sul tavolo dei giudici milanesi è già arrivato il rapporto della Digos che si avvale di un’ampia documentazione: fotografie, riprese audio-video e registrazioni praticamente lungo tutto il percorso del corteo. Il materiale, che potrebbe aiutare ad individuare i responsabili delle violazioni, è stato messo a disposizione dal Comune di Milano. E il vicesindaco, Riccardo De Corato, ha chiesto formalmente al ministero dell’Interno di disporre la redazione di quel rapporto: «La Digos - conferma ora De Corato - ha inviato un rapporto alla procura, in merito al prolungamento, non autorizzato e non previsto, da San Babila al Duomo della manifestazione pro-Hamas di sabato scorso».
De Corato chiede di aprire un fascicolo sugli illeciti riscontrabili: «Ora - dichiara infatti - sta alla magistratura procedere con le verifiche delle violazioni avvenute e avviare un procedimento giudiziario nei confronti degli organizzatori del corteo. Dove sottolineo, è stata commessa anche un’altra violazione: l’aver esercitato una pratica religiosa al di fuori di un luogo di culto, senza aver dato alcun preavviso».
La manifestazione ha suscitato polemiche fortissime anche perché si è conclusa sul sagrato del Duomo di Milano, dove centinaia di persone si sono riunite in preghiera verso La Mecca, guidate oltretutto dall’imam del centro di viale Jenner, quell’Abu Imad che due mesi fa è stato condannato (in appello) per associazione a delinquere aggravata dal terrorismo. «La presenza in prima linea di Abu Imad - per De Corato - pone il problema di come le istituzioni possono avviare qualsiasi tipo di rapporto con questi personaggi». «Forse - aggiunge il vicesindaco - l’arcivescovo di Milano non si è accorto di quel che è successo, ma il Vaticano sì».
«È necessario - per il vicesindaco - dare un forte messaggio di legalità a chi continua a violare le leggi dello Stato italiano, come è accaduto sabato. I manifestanti pro Hamas avevano l’autorizzazione della questura a sfilare fino a piazza San Babila. Ma rompendo i cordoni delle forze dell’ordine hanno proceduto fino a piazza del Duomo. Qui, sul sagrato, gli arabi hanno pregato senza aver dato alcun preavviso alla questura, come prevede la legge». De Corato cita l’articolo 25 del testo unico di pubblica sicurezza: «Chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori dei luoghi destinati al culto (...) deve darne avviso almeno 3 giorni prima al questore (...)». «La magistratura - conclude il vicesindaco - ora deve fare il suo dovere, spero che ci sia un giudice a Milano».