Un’indagine a tutto campo per valorizzare i beni culturali

I beni artistici e ambientali occupano più della metà dello Stivale: il 60% del territorio italiano è infatti - se ci fosse un regesto completo dei nostri tesori - patrimonio culturale. Abbiamo poi 400 musei nazionali, mezzo milione di monumenti posti sotto tutela e 4.500 musei sparsi sul territorio. Il valore economico della cultura, recita un rapporto della Commissione Europea del 2006, supera in Italia quello del settore tessile. Basta fare i conti: solo il Colosseo «rende» 40 milioni l’anno di biglietti staccati e muove qualcosa come 1.500 milioni di euro di indotto.
Oggi il turismo culturale italiano apporta il 9% del Pil, ma gli economisti ritengono che se adeguatamente potenziato nel 2025 potrebbe arrivare al 20%. Ecco spiegato perché valorizzare è la parola d’ordine di «Florens 2010», settimana internazionale di Beni culturali e ambientali che si terrà a Firenze dal 12 al 20 novembre.
L’idea della rassegna è di Giovanni Gentile, presidente di Confindustria Firenze che insieme a vari sponsor privati, tra cui Banca Intesa, intende dimostrare che l’economia (e il profitto) fanno bene alla cultura. «La valorizzazione è reinterpretazione» è il tema della prima edizione della manifestazione che è diretta da Davide Rampello e ospiterà, in centocinquanta eventi sparsi nel capoluogo toscano, mostre, spettacoli e dibatti con interventi di monsignor Betori, del critico Achille Bonito Oliva, dell’architetto Rem Koolhaas, del designer Chris Bangle, dell’artista Mimmo Paladino e altri. Per l’occasione uno stuolo di operatori del settore parteciperà al «Forum internazionale dei Beni Culturali e Ambientali» organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Alla vigilia dell’evento, la fondazione ha presentato un’indagine a tutto campo sulla cultura per capire qual è il potenziale creativo dell’Italia: ebbene, il Bel Paese è ricco di doti (gli economisti le definiscono assets), ma pecca nello sfruttamento del suo capitale culturale e ambientale. In particolare, è debole rispetto ad altri (Usa in primis) nell’industria culturale che dovrebbe promuovere il patrimonio.
Gli italiani inoltre rispetto agli europei e ancor di più agli americani hanno un’idea un po’ troppo paludata della cultura: la maggior parte dei 4mila intervistati la associa solo al termine «museo», ad esclusione degli under 25 per i quali moda, design e new media entrano a pieno titolo tra i beni culturali da valorizzare.