Indagini per mafia all’ospedale San Paolo

IL CASO Appalti, nomine e malavita organizzata. L’inchiesta parte dalla morte di un dipendente (e parente di un boss) precipitato dal quarto piano

Articolo 416 bis del codice di procedura penale, «associazione a delinquere di stampo mafioso»: è questa l’ipotesi di reato che la Procura della Repubblica formula nell’inchiesta sull’ospedale San Paolo, il nosocomio della Barona che costituisce uno dei cardini del sistema sanitario pubblico milanese. Ieri mattina, su ordine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, investigatori della Dia si sono presentati in ospedale facendosi consegnare numerosi documenti. Tra gli uffici visitati, l’Ufficio Appalti: quello dove lavorava Pasquale Libri, il dipendente del San Paolo, parente di un boss calabrese, precipitato dal quarto piano il 19 luglio dello scorso anno.
Da allora, la Procura non ha mai smesso di indagare. E quello che sta prendendo forma nelle carte dell’inchiesta è il ritratto di un ospedale pubblico dove la penetrazione malavitosa ha raggiunto livelli inediti. Nel decreto eseguito ieri mattina non compaiono i nomi degli indagati. Ma l’inchiesta sta prendendo di mira la gestione del sistema degli appalti e delle nomine (le «cordate regionali» di cui si parla da sempre in ospedale) su cui si sarebbero robustamente posate le mani dei clan della ’ndrangheta.
Secondo il poco che si apprende, le indagini della Procura avevano preso di mira il San Paolo già prima che Libri precipitasse dal sesto piano di una scala antincendio. Al grande ospedale portavano infatti le tracce dell’uomo che secondo i pm incarna perfettamente i metodi di penetrazione della mafia calabrese nel business della sanità: Carlo Chiriaco, direttore dell’Asl di Pavia, arrestato nell’operazione «Infinito» del luglio 2010. Chiriaco, si legge nelle carte di quell’indagine «costituisce elemento di raccordo tra alti esponenti della ‘ndrangheta e alcuni esponenti politici; favorisce gli interessi economici della ‘ndrangheta garantendo appalti pubblici e proponendo varie iniziative immobiliari; si presta a riciclare denaro provento di attività illecite degli associati; procura voti della ‘ndrangheta a favore di candidati in occasione di competizioni elettorali comunali e regionali». Nelle intercettazioni, Chiriaco parlava con capibastone come Pino Neri persino delle nomine del direttore generale e del direttore amministrativo del San Paolo.Ma Chiriaco, si intuisce dalla retata di ieri, non era l’unico «terminale» della ndrangheta nell’ospedale. Per mesi, le microspie piazzate dalla Procura negli uffici e nei reparti dell’ospedale hanno raccontato di una presenza pervasiva e quasi alla luce del sole di personaggi legati ai clan. Ora, con l’operazione di ieri, l’inchiesta esce parzialmente allo scoperto: e siamo solo agli inizi.