«Indagini orientate alla ricerca della verità»

«Preme sottolineare come tutta l’attività investigativa sia stata orientata alla ricostruzione di quanto accaduto e alla ricerca della verità». Così in una nota congiunta il pm Giovanni Ferrara e il questore Giuseppe Caruso, nella quale si ricostruisce quanto avvenuto e le indagini svolte in merito allo stupro avvenuto nel parco della Caffarella la sera di San Valentino.
«A seguito della denuncia di violenza sessuale avvenuta ai danni di una minore, intorno alle 18 del 14 febbraio 2009 al parco della Caffarella si ritiene doveroso precisare quanto segue: nell’immediatezza è stata raccolta dalla polizia giudiziaria la denuncia della giovane vittima alla presenza della madre ed è stata altresì raccolta la testimonianza del fidanzato anch’egli minorenne alla presenza del padre».
Così inizia il comunicato congiunto Procura-Questura. «La domenica 15 nel corso della mattinata la ragazza ha visionato alcune fotografie presso lo schedario fotografico della squadra mobile selezionate sulla base delle indicazioni fornite in sede di identikit. Tra le foto selezionate ha riconosciuto senza ombra di dubbio uno dei due violentatori per Isztoika Loyos Alexandru. Il fidanzato ha, invece, riconosciuto con certezza un altro soggetto che nell’immediatezza è stato però escluso dalla polizia giudiziaria essendosi accertato che all’epoca dello stupro era in Romania».
«Nel pomeriggio del 17 febbraio - scrivono ancora gli inquirenti - è stato individuato nei pressi della stazione ferroviaria Monte Mario Isztoika Loyos Alexandru intorno alle 19-19.30; condotto presso gli uffici della squadra mobile, è stato sottoposto al prelievo di un campione di saliva. Immediatamente dopo l’effettuazione del prelievo lo straniero alla presenza di personale della squadra mobile e della polizia rumena, ha iniziato a fare le prime ammissioni circa il proprio coinvolgimento nella violenza, fornendo indicazioni sulle modalità della consumazione del reato, chiamando in correità Racz Karol. Le dichiarazioni confessorie sono state formalizzate in un interrogatorio reso alla presenza del sostituto procuratore Vincenzo Barba e dell’avvocato d’ufficio. L’interrogatorio è stato integralmente videoregistrato».
«Alla luce di tali accertamenti - si legge ancora nella nota congiunta - la squadra mobile provvedeva ad adottare il provvedimento di fermo di indiziato di delitto anche nei confronti dell’indagato per ultimo menzionato (Racz, ndr). Entrambi i provvedimenti di fermo sono stati convalidati dal giudice per le indagini preliminari, che ha anche applicato per entrambi la misura della custodia cautelare in carcere. Gli organi inquirenti hanno altresì proseguito le indagini chiedendo l’estrazione del profilo genetico dai reperti sequestrati in occasione della violenza sessuale con relativa comparazione».
«Tali esami - si legge nella nota del questore e del pubblico ministero - hanno dato, con riferimento ai reperti fino a questo momento analizzati, esiti negativi e contrari e pertanto sono stati avviati sia approfondimenti scientifici sia investigativi. Gli indagati non avevano in uso schede telefoniche e pertanto non è stato possibile individuare tracce elettroniche. Attività sono in corso su un telefono cellulare sequestrato a Isztoika, privo di sim-card».
«Preme sottolineare - questo il significato principale della nota congiunta diffusa da Ferrara e Caruso - come tutta l’attività investigativa sia stata orientata alla ricostruzione di quanto accaduto e alla ricerca della verità. Sono stati invece gli stessi organi inquirenti a raccogliere doverosamente tanto gli elementi a sostegno delle ipotesi accusatorie che quelli favorevoli agli indagati nel pieno rispetto delle regole processuali».