Indemoniato accoltella un prete a S. Saba

«Le voci gli hanno detto di agire in questo modo». Sarebbero state «loro» a guidare il raptus di follia che ha colto un venticinquenne romano, Marco Luzi, che ieri mattina intorno alle 10, 30 è entrato nella chiesa di Santa Marcella, nel quartiere San Saba, e ha dato vita a un film dell’orrore. All’ingresso dell’edificio sacro, il giovane si è imbattuto subito in una dei protagonisti della vicenda - un ex prefetto, Antonio Farrace di 77 anni - e gli ha chiesto di parlare con don Canio, il sacerdote sessantottenne che presiede la parrocchia in via Girolamo Dandini. Non ha però fornito il suo nome, affermando che il parroco «lo conosceva». Quando il prete gli è andato incontro non si è trovato di fronte a un fedele bisognoso, ma a un ossesso indiavolato. Che, dopo aver estratto un coltello dalla tasca, ha iniziato a colpirlo, ferendolo più volte alla testa e al torace. Ferite profondissime che gli hanno causato il ricovero in codice rosso presso il Cto, dove è stato operato e lotta tra la vita e la morte. Immediato l’intervento di Farrace, il quale ha cercato di bloccare la furia del giovane. Che invece gli ha inferto delle coltellate, ferendolo alla testa e sulla guancia. Poi il forsennato è fuggito via. È stata una baby sitter peruviana, Rosmary Sotelo Rivera, 37 anni, che stava facendo una passeggiata con una bimba che aveva in custodia in piazza Remuria, a circa un chilometro dalla chiesa, a notare l’atteggiamento forsennato del ragazzo e, soprattutto, la macchia di sangue presente sulla sua maglietta. Accortosi di essere osservato, Luzi ha continuato a seminare terrore. Si è scagliato contro la donna che, nel frattempo si era prontamente accovacciata per difendere con il suo corpo la bimba, e l’ha accoltellata alla scapola. Per poi scappare nuovamente. Fino a quando i «Falchi» della squadra mobile sono riusciti a rintracciarlo in via di San Teodoro, vicino a via dei Cerchi. Ma quando gli hanno intimato di fermarsi, Luzi che - dal racconto degli agenti nascondeva il coltello sporco di sangue sotto uno straccio e ne aveva un secondo in tasca - non l’ha fatto. Anzi, ha messo a segno la sua quarta aggressione, scattata ai danni, stavolta, dell’assistente capo Luca Gori, a cui ha inferto una coltellata al torace e provocato una ferita sulla guancia sinistra. Nelle sue tasche gli inquirenti hanno trovato tre fogli con scritto «questo è solo l’inizio», firmato «666», numero dell’anticristo. Segnali della personalità disturbata del ragazzo, convinto di essere un soldato di Satana. Ma anche indizi che fanno pensare alla premeditazione dell’aggressione. Tesi avvalorata anche dal titolo dei documenti che gli agenti, guidati da Vittorio Rizzi, hanno sequestrato nella sua abitazione: «L’Apocalisse», «Le verità nascoste», «Predizioni» e infine «Io, l’Anticristo».