Indennizzo: 1000 euro l’anno Ma l’avvocato gli costa 12mila

Dopo una battaglia legale durata otto anni, una perizia medica e una sentenza del Tribunale di Genova a metà marzo hanno accertato che l’amianto che respirava al lavoro era responsabile delle sue difficoltà respiratorie. Ma il sussidio che gli è stato accordato come risarcimento per l’asbestosi - peraltro piuttosto basso: poco più di mille e cento euro all’anno - non renderà più di tanto piacevole l’esistenza di Tommaso Panebianco, 65 anni. Perché per il danno ricevuto dall’amianto questo ex marittimo arriverà a percepire circa undicimila euro, diluiti nel corso di dieci anni: cioè, una cifra inferiore alla parcella - da oltre dodicimila euro - che dovrà corrispondere (subito) all’avvocato difensore che gli ha permesso di vincere la causa in appello.
«La mia odissea è iniziata nel ’99, quando ho fatto i primi accertamenti e sono risultato positivo all’asbestosi - racconta Panebianco, per trentacinque anni falegname e carpentiere sulle navi Costa - Ho fatto causa all’Ipsema, l’istituto di previdenza dei marittimi, e ho perso in primo grado. Cambiando avvocato, però, in appello la sentenza è stata ribaltata».
Una vittoria di Pirro, visto che l’esiguo beneficio ottenuto non durerà per sempre: «Per prassi la durata del riconoscimento è di dieci anni - spiega Panebianco - Trascorso questo periodo, dovrò rifare gli esami. E non è detto che la percentuale di invalidità attuale sia confermata». In più, «questa cifra iperbolica che mi è stata richiesta dall’avvocato, non solo travalica l’ammontare totale del beneficio che mi è stato riconosciuto, ma non considera nemmeno la sua diluizione decennale e la svalutazione».
L’avvocato, da parte sua, si difende così: «Mi rendo conto che la parcella è alta, ma io devo applicare le tariffe professionali. Il precedente legale di Panebianco aveva preteso una parcella più bassa? Lui però ha perso la causa, mentre io l’ho vinta».
Il cliente replica però che a permettergli di vincere in appello «non è stato l’avvocato, ma la perizia medica che certificava i danni causati dall’amianto». E ha da poco presentato un’istanza alla Corte d’Appello di Genova - sezione per le controversie in materia di lavoro - in cui chiede il rispetto dell’importo degli onorari fissati dalla sentenza.
«Non conosco l’ammontare del sussidio che è stato riconosciuto al signor Panebianco - aggiunge il legale che in appello ha fatto vincere la causa al marittimo - La cifra non mi è stata mai comunicata, e calcolarla sarebbe comunque complesso. Così non ho tenuto conto di questo parametro, e ho fatto il conto in base a una voce indeterminabile».
Della controversia tornerà quindi a occuparsi il consiglio dell’Ordine degli Avvocati, che oggi pomeriggio ha convocato nuovamente le parti per discutere il caso e «tarare» la parcella della discordia. Ai primi del mese d’agosto un primo tentativo di risoluzione non è andato a buon fine. Oggi il nuovo appuntamento per risolvere la vertenza.