In India altri tre cristiani morti: coprifuoco nei villaggi

Fondamentalismo Indù. Il Vaticano avverte: "Basta sopraffazioni". E chiede la ripresa del dialogo

Il 29 agosto le scuole cristiane di tutta l’India rimarranno chiuse per protesta contro le violenze di queste ore nello Stato nordorientale dell’Orissa, regione tribale. Ai villaggi della zona è stato imposto il coprifuoco a tempo indeterminato. Nella notte tra lunedì e ieri, dicono fonti della polizia locale, altri tre cristiani sono stati uccisi dall’odio interreligioso: morti per asfissia nelle loro case bruciate dal fondamentalismo indù.

Nella più grande democrazia del mondo, il Paese che si proclama laico e corre da anni dietro alla modernità, per due giorni la folla ha appiccato fuoco alle chiese, a orfanotrofi e abitazioni di cristiani. Il numero dei morti, secondo le autorità, è salito a otto, ma nelle prossime ore il bilancio potrebbe farsi più severo. La polizia in assetto antisommossa è in forza nelle strade di tre villaggi del distretto rurale di Kandhamal. Nella serata di ieri la situazione sembrava essersi calmata, secondo fonti di polizia locale. Ma il sito dei vescovi del subcontinente informava che, nonostante il coprifuoco, le violenze erano ancora in corso: «Uomini armati saccheggiano e incendiano chiese, conventi, centri sociali», c’era scritto. Sempre secondo lo stesso sito, ma anche secondo diverse fonti giornalistiche internazionali, dietro agli attacchi ci sarebbero gli estremisti di destra del Vishwa Hindu Parishad, VHP, affiliati al partito indù nazionalista, il Bjp, partito del popolo indiano.

La conferenze episcopale locale ha chiamato ieri tutte le organizzazioni cristiane del Paese a formare cortei pacifici e manifestare contro gli assalti. Il nunzio apostolico in India, monsignor Pedro Lopez, ha detto che «le violenze e l’odio fondamentalista non piegheranno la Chiesa e gli sforzi di dialogo», cui invita anche il Vaticano, che ha condannato gli atti esprimendo la sua solidarietà alla Chiesa locale e ha detto di mettere fine alle sopraffazioni. A scatenare l’odio interreligioso sarebbe stata l’uccisione sabato del leader indù Swami Laxanananda Saraswati, sospettato d’essere all’origine delle tensioni di dicembre, sempre nella stessa regione, e dell’uccisione, allora, di tre cristiani. Non è infatti la prima volta che gruppi nazionalisti indù si accaniscono contro le chiese: nel 1999 un missionario australiano e i suoi due figli furono bruciati vivi nella loro auto; a dicembre, nella stessa regione, villaggi cristiani sono stati assediati e le chiese bruciate.

Nella Stato di Orissa la presenza cristiana è organizzata in conventi e scuole, chiese e centri sociali. I cristiani in India sono soltanto il 2 per cento su una popolazione di un miliardo di abitanti, a maggioranza indù. La Chiesa in India combatte contro l’ordine delle caste. I fondamentalisti indù accusano preti, suore e missionari di proselitismo e gruppi come il Vhp fanno campagna contro le conversioni al cristianesimo.