India, continuano le violenze: almeno 11 morti

In India il bilancio dei morti continua a peggiorare: fonti non ufficiali parlano addirittura di 14 morti. Davanti a 8mila fedeli Benedetto
XVI ha condannato "ogni attacco alla vita umana" e ha ricordato la figura di San Paolo: "Possa il suo esempio insegnarci a testimoniare Cristo"

Città del Vaticano - Una ferma condanna di "ogni attacco alla vita umana" è stata espressa da Benedetto XVI in un appello riferito alle violenze contro le comunità cristiane in India, dove continua a salire il bilancio dei morti. Satyabrata Sahoo, un alto funzionario statale, parla di undici vittime ma, stando all’agenzia di stampa Press Trust of India, i morti sarebbero addirittira 14.

Strenua difesa della vita "Ho appreso con profonda tristezza - si legge nell’appello letto da Benedetto XVI dopo l’udienza generale - le notizie circa le violenze contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa, scoppiate in seguito al deplorevole assassinio del leader indù Swami Lakshmananda Saraswati. Sono state finora uccise alcune persone e ne sono state ferite diverse altre. Si è avuta inoltre la distruzione di centri di culto, proprietà della Chiesa, e di abitazioni private". "Mentre condanno con fermezza ogni attacco alla vita umana, la cui sacralità esige il rispetto di tutti - prosegue l’appello del Papa - esprimo spirituale vicinanza e solidarietà ai fratelli e alle sorelle nella fede così duramente provati. Imploro il Signore che li accompagni e sostenga in questo tempo di sofferenza e dia loro la forza di continuare nel servizio d’amore in favore di tutti". "Invito i leader religiosi e le autorità civili - conclude l’appello - a lavorare insieme per ristabilire tra i membri delle varie comunità la convivenza pacifica e l’armonia che sono sempre state segno distintivo della società indiana".

L'esempio di San Paolo Udienza generale del Santo Padre dedicata a San Paolo, ai tratti essenziali della sua vita, alla persecuzione verso i cristiani, poi la conversione, le sue missioni fino al martirio. "Prima delle vacanze - ha detto il Papa davanti a 8mila fedeli riuniti nell’aula Paolo VI - avevo iniziato una nuova serie di catechesi su San Paolo, in occasione dell’Anno Paolino, e vorrei oggi riprendere questo filo. Oggi vorrei proporre una breve sua biografia". "Paolo - ha proseguito Benedetto XVI - appare collocato sulla frontiera di tre culture diverse, e forse anche per questo era disponibile a feconde aperture universalistiche, come si rivelerà nel corso della vita". Il Pontefice ha ricordato poi il periodo della persecuzione di San Paolo: "Il suo fu un atteggiamento di intolleranza. È qui - ha aggiunto - che si colloca l’evento di Damasco", e "da quel momento in poi la sua vita cambiò ed egli diventò un apostolo instancabile del Vangelo". "San Paolo - ha concluso Ratzinger - si è dedicato all’annuncio del Vangelo senza risparmio di energie, affrontando una serie di prove gravose. È questo il Paolo che sta davanti ai nostri occhi, stimolo costante per l’impegno ecclesiale di tutti noi".

L'importanza della preghiera "Gli affanni delle nazioni siano nelle nostre preghiere e nel nostro impegno missionario". Ricordando alcune fasi della vita del santo, il Papa ha sottolineato come "si sia dedicato all’annuncio del Vangelo senza risparmio di energie, affrontando una serie di prove gravose" ed "esercitando con assoluta generosità" quella che il Santo Padre chiama "preoccupazione per tutte le Chiese". Parlando in lingua francese il Papa ha, poi, aggiunto: "Possa l’esempio di San Paolo insegnarci a testimoniare infaticabilmente Cristo e affrontare con coraggio le prove della vita per metterle sotto lo sguardo di Cristo. Mettiamo, come lui, gli affanni delle nazioni nelle nostre preghiere e nel nostro impegno missionario".

Le persecuzioni indiane
Sale a 11 il numero delle vittime delle violenze contro i cristiani fomentate dagli estremisti indù in India, nello Stato orientale di Orissa. È stato Satyabrata Sahoo, un alto funzionario statale, a confermare il numero dei morti, anche se ha dichiarato di non poter affermare se si tratti di indù o cristiani. Secondo fonti non ufficali, riporta l’agenzia di stampa Press Trust of India (Pti), i morti sarebbero 14. Ma il numero è destinato a salire, con la polizia che sta raggiungendo alcune zone remote del distretto di Kandhamal - dove più gravi sono state le violenze - da giorni rese irraggiungibili da blocchi stradali organizzati dagli estremisti indù. "Nonostante la tensione rimanga alta nel distretto di Kandhamal, la situazione sta gradualmente migliorando. Le forze di sicurezza sono state in grado di raggiungere zone inaccessibili, rimuovendo gli ostacoli messi dai ribelli" ha dichiarato telefonicamente alla Pti R.P. Koche, un funzionario della polizia. Numerose strade tra Raikia e Udaygiri sono state riaperte e la situazione nelle principali città e in molti villaggi è sotto controllo. Non si può dire lo stesso per alcune zone remote del dipartimento, interamente sotto il coprifuoco imposto ieri dalle autorità.