In India nasce il sindacato dei mendicanti

Sei giorni a settimana di lavoro, salario minimo, turnazioni. Quello che potrebbe essere il programma di un qualsiasi sindacato è invece il manifesto di un nuovo sodalizio nato in India. Che non riunisce lavoratori, ma mendicanti. I «beggars» che in tutte le strade delle metropoli dell'India stazionano ore e ore chiedendo soldi e offrendo a volte in cambio rose, giornali, corone di fiori ed altro, sono una delle icone dell'India. Da qualche giorno 600 mendicanti dei distretti di Begusarai, Samastipur e Khagaria nello Stato nord-orientale del Bihar, uno degli Stati più poveri, hanno deciso di riunirsi in un sindacato che li protegga e che fissi le regole comuni del mendicare. Il primo esempio del genere nel Paese.
In India dietro i mendicanti c'è un vero e proprio commercio di uomini, donne e bambini gestiti dalla malavita locale. I mendicanti, prelevati dai villaggi e buttati sulle strade delle metropoli, spesso dopo essere stati mutilati, vengono privati di tutto, venduti e acquistati, con l'unico obbligo di arricchire i loro padroni. «Abbiamo deciso - spiega ad un giornale indiano da Patna, la capitale del Bihar, Karim Ansari, uno dei fondatori del sindacato - di riunirci per fissare dei minimi punti comuni che regolino il nostro settore. Siamo contro l'occupazione indiscriminata delle strade e siamo qui per dettare le regole. In questo modo, lavoreremo tutti e meglio».