India nel caos, una vittima italiana In Ladakh 200 bloccati dalle alluvioni

Centosessanta i morti finora accertati, 23 sono stranieri. Continuano le ricerche del cadavere del turista piemontese

Nuova Delhi - C'é anche un italiano tra le vittime delle alluvioni in India mentre sale, non solo il bilancio della tragedia, ma anche il numero dei turisti coinvolti. Centosessanta i morti finora accertati, 23 dei quali stranieri. Oltre a Riccardo Pitton - giovane torinese in vacanza nella regione del Kashmir - vi sarebbero infatti tre francesi, una vittima spagnola, 16 nepalesi e due tibetani. Pitton, che ufficialmente risulta ancora "disperso" (non essendo stato ritrovato il corpo), è nella lista delle persone decedute diffusa da fonti indiane. E anche la Farnesina conferma il suo nome tra i dispersi per i quali ci "sono consistenti informazioni" che sia tra le vittime.

Continuano le ricerche del corpo Proseguono le ricerche per ritrovare il corpo di Pitton. Per ora di certo c'é la testimonianza degli amici che stavano facendo trekking con lui: "Era dietro di noi, l'abbiamo visto portare via dal fango". E poi "più nulla". Pitton, studente di medicina piemontese è stato travolto giovedì scorso da un fiume in piena nei pressi di Skiu, una località di una sperduta vallata a sud di Leh. Sono stati i due amici, miracolosamente sopravissuti alla tragedia, a dare l'allarme e a raccontare la loro rocambolesca fuga dalla vallata. Oltre a lui si teme siano scomparsi nella stessa zona anche altri tre stranieri tra cui un francese e un romeno. E mentre aumentano i timori per altre 400 persone di cui si sono perse le tracce - considerata anche la difficile situazione dei collegamenti stradali e telefonici - fonti dell'Ambasciata italiana a Delhi spiegano che "alcuni connazionali" non sono ancora raggiungibili. Potrebbero aver già lasciato la regione o non esserci mai andati, spiegano invitando chiunque a dare notizie su possibili segnalazioni.

Turisti bloccati dal fango Difficile anche la situazione di alcuni gruppi di turisti, tra cui alcuni italiani, rimasti bloccati dal fango in zone e località remote dell'area colpita: nella vasta regione himalayana si trovano ancora intrappolati otto italiani, quattro uomini e quattro donne, secondo una lista ufficiale fornita oggi dal governo indiano. Sette di loro si trovano a Pang, sulla strada che sale da Manali a Leh, insieme a un gruppo di 69 escursionisti di diversa nazionalità. Per loro si sta cercando di effettuare il trasferimento. Un'altra italiana è invece a Biamah Batalik, nella parte occidentale della regione insieme a una comitiva di sette turisti. Non è chiaro, per le difficoltà logistiche, quando potranno essere portati in salvo dagli elicotteri militari. Un altra comitiva di sette persone è stata invece portata oggi da Pang in una località più a valle, in attesa di essere trasferita a Delhi. Secondo la Farnesina, sono invece stati rintracciati gli altri connazionali, si pensa siano circa 200, che si trovano a Leh o in posti al sicuro in attesa di tornare a New Delhi per poi essere rimpatriati. E alcuni di loro sono già riusciti a lasciare la regione come nel caso di Patrizia Caiffa, giornalista italiana, che ha raccontato l'odissea vissuta negli ultimi giorni sottolineando la gravissime condizioni in cui versa la popolazione locale.

Il piano di evacuazione I connazionali sono assistiti da un diplomatico dell'ambasciata italiana di New Delhi, Gianluca Brusco, giunto a Leh per coordinare la raccolta delle informazioni su eventuali dispersi e coordinare il piano di evacuazione che potrebbe richiedere alcuni giorni a causa dell'affollamento dei voli aerei verso la capitale indiana. Secondo fonti diplomatiche comunque l'incaricato avrebbe ottenuto canali preferenziali di evacuazione nel caso di eventuali situazioni di emergenza. Intanto è ancora emergenza in Ladakh dove si continua a scavare alla ricerca dei corpi dei dispersi. Secondo una fonte governativa locale, il 40% delle infrastrutture, compresi canali di irrigazione, strade e ponti, è stato completamente distrutto, mentre solo il 20% non è stato danneggiato dalle alluvioni assolutamente eccezionali per la regione desertica conosciuta come il "piccolo Tibet".