India: strage di ostaggi Liberi tutti gli italiani

Blitz delle forze di sicurezza a Chabad House: nessun superstite. Pieni di cadaveri gli alberghi attaccati. Il bilancio è ora di 160 morti e 325 feriti. Nelle sale dell'hotel Oberoi scoperti 24 corpi senza vita

Sono riemersi dall’inferno. Erano 7 italiani e 141 cittadini del mondo. Erano i prigionieri dell’orrore, gli ultimi ostaggi dell’Oberoi, la macelleria a cinque stelle. Si son lasciati dietro l’odore di cordite e la paura, iniziano l’ultimo orripilante slalom tra corpi straziati, laghi di sangue, resti umani. Se li lasciano dietro tra i saloni, la lobby, le scale. Poi sono fuori, tutti liberi, tutti salvi anche la minuscola Clarice di due mesi, la mamma ed Emanuele Lattanzi il papà e cuoco coraggioso che per assisterle ha sfidato i terroristi. Ma non è finita. Quei 24 cadaveri abbandonati nelle sale dell’Oberoi, quei 148 volti pallidi, stralunati, sono solo un fotogramma, una felice, ma breve sequenza in un film dell’orrore senza requiem. Quel film non concede il lieto fine al rabbino Rabbi Gavriel Noach Holtzberg, a sua moglie Rivka e altri quattro ostaggi della Chabad House il centro ebraico teatro di un disordinato assalto delle teste di cuoio indiane. L’impreparazione delle forze di sicurezza, lo scarso coordinamento, l’avventatezza degli assalti al Taj Mahal all’Oberoi e alla Chabad House sono probabilmente fra le cause, oltre alla crudele determinazione dei terroristi, di un bilancio che ormai supera i 160 morti e i 325 feriti.
A far capire che nell’operazione, battezzata Tornado Nero, qualcosa non funziona basta la rocambolesca vicenda del Taj Mahal. L’imponente albergo vittoriano è stato dichiarato completamente bonificato già giovedì sera. Eppure ieri, a 24 ore dall’avventato annuncio, nei suoi corridoi si riprende a sparare finché non si sa che altri due terroristi sono ancora dentro. Non si capisce molto, ma un terrorista o forse più tiene sotto scacco le forze di sicurezza, salta da un piano all’altro, sfugge ai cecchini, s’apre la strada a colpi di granate, facendosi scudo con una decina di ostaggi dimenticati. È l’ultimo smacco, l’ultima umiliazione dopo il tragico e grottesco assalto alla Chabad House condotto in mezzo a una folla esultante e conclusosi con un massacro. Anche lì tutto inizia come su un set di Hollywood. Un elicottero lento come un piccione gravido svolazza tra le casette del quartiere ebraico, volteggia incerto intorno al tetto della Chabad House, sputa una selva di corde e uomini armati. I commandos si calano in fretta, ma non sfuggono alle telecamere, ai giornalisti in prima fila e alla folla urlante. Un attimo dopo la notizia del blitz lampeggia sui telefonini, dilaga alla radio, riecheggia nel tifo da stadio, arriva alle orecchie degli stessi terroristi. Intanto il blitz si trasforma in un’odissea. Mentre uno o più terroristi tentano la fuga e ingaggiano una sparatoria tra la folla i commandos iniziano una tormentata discesa dal tetto alla sala, due piani più sotto, dove sono gli ostaggi. Forse sono già morti da 24 ore, ma nel caso non lo fossero i militanti hanno il tempo di provvedere. In quella specie di tragica scatola oscura della Chabad House le teste di cuoio hanno davanti solo tre militanti, ma nonostante la copertura dei cecchini dall’esterno non riescono a schiodarsi dal tetto. Ci provano per tre volte mentre tra le mura della Chabad rimbombano esplosioni e raffiche. Poi un altro gruppo fa saltare un muro della casa ed entra da lì. Ma a quel punto c’è poco da fare. A terra ci sono i cadaveri del rabbino di sua moglie, di altre due donne e di un quinto ostaggio. Accanto i cadaveri di tre terroristi. Il valzer dell’imperizia e dell’approssimazione continua al Taj Mahal dove i Marcos, gli incursori della marina indiana non riescono ad aver la meglio del misterioso terrorista sopravvissuto a tutti i loro assalti. Secondo i servizi di sicurezza in ognuno degli hotel ha operato una cellula di non più di cinque militanti armati di kalashnikov ed equipaggiati con zaini colmi di granate e caricatori. In uno degli zaini sono stati ritrovati anche documenti d’identità mauritani e circa 1200 dollari. Almeno due militanti potrebbero essere cittadini inglesi originari del Kashmir. Due basisti con armi e munizioni avrebbe preso alloggio negli alberghi già martedì e preparato il grande assalto.