«Indifesi contro i rom: dateci il porto d’armi»

Gianandrea Zagato

Quelli di Triboniano non vanno in ferie. Ci sono anche oggi, alle spalle del cimitero Maggiore. Tutti presenti e tutti pronti a difendersi, nessuno escluso. No, tranquilli, non è l’anticipazione di un maxi-sgombero del campo rom: quelli che scelgono di restare tra le mura domestiche sono i residenti, sì quella pattuglia di milanesi che al di là di ogni umana sopportazione non ce la più a convivere col degrado, fianco a fianco ad un esercito senza regole.
Scelta «obbligata», quella di non andarsene al mare, in montagna o fuoriporta per Ferragosto: infatti, c’è sempre una brutta sorpresa al rientro. Quale? Trovarsi la casa svaligiata e, garantiamo, non è un’esagerazione ma la triste realtà per chi vive in quest’angolo di Milano. Spicchio di periferia dove può accadere di tutto, dove la sopportazione è stata superata: «Qualcuno intervenga perché se no ci mettiamo a sparare».
Già, trenta e poco più disperati che «non vogliono arrendersi ai rom» e che, quindi, «sono pronti a sparare» come confida il signor Spinella di via Triboniano: «Un giorno o l’altro perderò la testa, la perderemo e poi... se va avanti così mi metto a sparare». Reazione di pancia? «Non ne possiamo più di falsi buonismi quando s’affronta la questione rom. Il muro? È una risposta. Ma quelli là sono come animali, non sanno cosa significa convivenza civile: ci prendono di mira persino quando usciamo di casa e, allora, non ci resta che armarci per difendere noi stessi e i nostri beni» aggiunge un altro residente.
Lettura in salsa ambrosiana di quella riforma varata dal Parlamento che non punisce più chi spara per legittima difesa. E così dove non si accettano più lezioni di tolleranza, spunta una lettera indirizzata a «sua eccellenza il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi» e al «signor questore di Milano Paolo Scarpis». Due paginette sottoscritte da una ventina di residenti che illustrano le loro ragioni, quelle pro-concessione del porto d’armi: «I furti sono all’ordine del giorno, di sera è impensabile uscire di casa come peraltro anche durante il giorno», «i rom non hanno rispetto di niente, rubano persino i fiori dalle tombe del vicino cimitero», «ogni giorno spuntano motorini cannibalizzati e auto che scompaiono nel nulla».
Fotografia accompagnata da un elenco dei furti avvenuti e tentati subiti negli ultimi cinque anni e da un corposo dossier di cronaca dove si racconta un pezzo di Milano in preda a una crisi di nervi.