Indignados? Ma per favore... È la città che si deve indignare

di Carlo Maria Lomartire

Francamente non possiamo dire che ci dispiaccia se qualcuno ne dice quattro alle ambigue signore del rating, a quelle maligne «tre sorelle» che nei momenti meno opportuni decidono se siamo in grado di pagare i nostri debiti, che - se lo ricordino tutti - abbiamo sempre regolarmente onorato. Ma ieri i sedicenti «indignati» hanno scaricato la loro ottusa aggressività contro una prestigiosa banca d'affari internazionale, la Goldman Sachs e perfino conto la Fininvest, che certo non si occupa di finanza globale ma fa capo a Silvio Berlusconi, e quindi solo per questo può essere ritenuta responsabile di qualsiasi malefatta.
Lanciare ortaggi, barattoli di vernice e spazzatura contro gente che lavora, come hanno fatto quei quattro mascalzoni (studenti? Mah!) nella città di Pisapia può anche essere ritenuto una civile forma di protesta. Tanto da costringere gli impiegati della Goldman Sachs a uscire in strada per difendere la loro banca, il loro lavoro, e per raccogliere una massiccia dose di gratuiti insulti. Sì, perché le forze dell'ordine sembravano impegnate più a difendere, con blindati ed elicotteri, quegli scalmanati violenti che i poveri disgraziati la cui sola colpa era quella di lavorare per una odiata banca (della quale, sono certo, quegli ignoranti degli «indignati» non sanno neppure che tipo di attività svolga). Viene in mente il coraggio civile e politico del sindaco di New York Michael Bloomberg che ha fatto arrestare 700 dimostranti che tentavano di bloccare il ponte di Brooklin - ma, onestamente, bisogna aggiungere che nessuno di quei dimostranti si sarebbe sognato di reagire con violenza contro un poliziotto newyorkese che lo arrestava. Altre manifestazioni ed altre decine di arresti il giorno dopo a Wall Street. E i giorni seguenti ancora, in molte città americane. Giacchè nessuno si sogna di reprimere le proteste pacifiche. Ma la violenza, l'aggressività ottusa e il danneggiamento gratuito quelli sì, vanno repressi, devono essere repressi. Perché, diciamolo chiaramente: quella di ieri era una manifestazione politica, apertamente antigovernativa, guardata con occhio benevolo dall'opposizione, altro che «indignati». E bastava sentire gli slogan che gridavano e le bandiere che sventolavano. E poi l'assolto alla berlusconiana Fininvest ne è la inconfutabile prova provata.
E allora una manifestazione violenta è ancora meno tollerabile se ha un carattere politico. Non basta, quindi, cercare di «evitare il peggio». Bisogna far capire con chiarezza che la protesta politica, per quando becera come questa, non può essere violenta. Perché con la violenza politica sappiamo come si comincia e, purtroppo, anche come si finisce. L'analfabestismo irresponsabile di questi sedicenti indignati è dimostrato dai loro slogan. Uno in particolre: «Il vostro debito non lo paghiamo». Qualcuno spieghi loro, per piacere, che quel debito è stato fatto per assumere i loro padri e loro nonni fra i tre milioni di dipendenti pubblici, per pagare le pensioni di anzianità ai loro zii che hanno lasciato il lavoro a 50 anni, per fornire gratuitamente esorbitanti quantità di inutili medicinali alle loro nonne… insomma, quel debito è servito alle loro famiglie e quindi ha fatto comodo anche a loro. Perciò a questo punto quelli veramente indignati siamo noi. Sono i milanesi che dovrebbero essere indignati per come questi ragazzotti hanno ridotto la città.