Gli indignati rovinano la laurea a Napolitano: a Bologna è guerriglia

RomaDentro, nell’aula di Santa Lucia, mentre il Collegium musicum suona le note d’ordinanza, i professori in tocco e toga sfilano a passo cadenzato secondo il rito medievale e consegnano a Giorgio Napolitano, in ermellino e tunica viola, la laurea ad honorem in relazioni internazionali. Fuori, nelle strade di una Bologna fortificata, c’è un altro tipo di corteo. Scontri, spinte, slogan, cariche, lanci di uova, spazzatura e spray urticante, un blitz fallito verso l’Alma Mater, il traffico paralizzato, qualche ferito. La rabbia degli studenti indignati contro il governo e contro il capo dello Stato è condensata in uno striscione: «Profumo d’austerity. Napolitano, te la diamo noi la laurea». È la prima volta che viene contestato così duramente. Il presidente però non si scompone: «Non posso commentare un tiro di accendini».
La giornata di guerriglia urbana comincia alle 10.30, quando duecento ragazzi di Occupy Unibo, con scudi di cartone a forma di pergamena e oggetti vari, si muovono da piazza Verdi verso il quartiere universitario. All’angolo di Santo Stefano, i primi tafferugli. Qualche botta, qualche tentativo di aggirare i blocchi delle forze dell’ordine, qualche slogan: «Adesso diventeremo ingovernabili». Nuovo tentativo di raggiungere l’Alma Mater e nuovi scontri con polizia e carabinieri. A mezzogiorno tocca agli attivisti dei centri sociali Tpo e Sadir, che spuntano nella centralissima via Castiglione armati di sacchi di rifiuti. Sopra c’è scritto «laurea». Tra loro anche una ragazza ferita il 12 ottobre durante gli incidenti davanti alla sede della Banca d’Italia. «Benvenuti a Gaza - gridano ai passanti - perché qui è stata blindata la città. La laurea dovrebbe andare a chi lotta per i diritti, regalarla così equivale a paragonarla a immondizia».
E pochi minuti dopo, come per dare un senso a queste parole, ecco che lanciano i sacchi di spazzatura contro la guardia di finanza: «Portateli al presidente». Altri scontri, altra tensione. Alla fine si contano un paio di manifestanti contusi, un giornalista di Repubblica colpito da una manganellata e un vicequestore preso a calci e medicato in ospedale. «I contestatori non avevano solo uova e pomodori - fa sapere la polizia a fine mattinata - ma anche liquido caustico e spray urticante. Infatti, un giubbotto del reparto mobile è stato corroso». E nel pomeriggio l’attacco degli indignati prosegue su Facebook: «Scrivete qualcosa contro la gestione di questa giornata».
Dunque c’è un battesimo della piazza pure per Napolitano: finora le sue passerelle trionfali erano state turbate solo da qualche marginale protesta leghista o di gruppi della sinistra estrema. Il capo dello Stato, che sconta l’effetto-crisi e la stretta imposta da Monti al Paese, preferisce non dare troppo peso alla cosa. «Francamente, un commento sul lancio di uova e di accendini non mi pare di doverlo fare. Le manifestazioni di dissenso e di protesta, se sono motivate e se si esprimono, correttamente, possono essere prese in considerazione. Altrimenti no». Ma nella lectio magistralis che pronuncia dopo la consegna della pergamena, mette «in guardia contro la pericolosità di reazioni, a qualsiasi provvedimento legislativo, che vadano ben al di là di richieste di ascolto e confronto e anche di proteste nel rispetto della legalità, per sfociare nel ribellismo e in forzature e violenze inammissibili».
Sembra la foto di una giornata che in serata lui stesso definisce «impegnativa e stimolante». Ma Napolitano invita a non dare spazio all’antipolitica: «I partiti devono rinnovarsi e i sistemi sono in tensione, anche in Europa. Per uscire dalla crisi servono riforme. Il governo ha cominciato a farle».