INDIGNAZIONE A SENSO UNICO

Scusate se sono stato così lungo: non sapevo cosa dire. Fassino, tornato dal Messico, ha rotto gli argini e adesso tracima parole da tutte le parti. Una lenzuolata su Repubblica, un’intervista al Tg3, ma già si annunciano altre esternazioni fluviali: purtroppo per lui, però, l’abbondanza di vocaboli non riesce a nascondere l’evidente carenza di argomenti. Risultato: molti insulti, troppi imbarazzi, nessuna spiegazione.
Il segretario Ds non risponde nemmeno a una delle domande che sono emerse in questi giorni dal caso Unipol. E che gli sono state rivolte non da un manipolo di sadici persecutori, come cerca di far credere, ma da politici del centrosinistra, dalla minoranza del suo partito, dalla base dell’Unione e persino dai lettori dell’Unità. Sono loro a giostrare la campagna di criminalizzazione? Sono loro i responsabili dell’aggressione?
La miglior difesa è l’attacco, insegnano nelle scuole calcio. Ma per attaccare bisogna sapere almeno da che parte sta la porta avversaria. Altrimenti, più che attaccare si finisce per attaccarsi, magari al primo tram che passa: così si scopre il fianco al contropiede, che fa male. E il pubblico rimpiange un bel catenaccio difensivo alla Nereo Rocco. Magari più umile, meno pretenzioso. Però, se non altro, dignitoso.
Perché, ecco, che sia la sinistra a parlare di campagna d’odio è piuttosto singolare. A Fassino, per esempio, nessuno ha mai tirato un treppiede in testa mentre passeggiava in piazza Navona. Nessuno ha rivolto tanti insulti a mezzo stampa da poterci pubblicare un libro Fassino, ti odio. E nessuno, tanto per dire, ha nemmeno mai scritto un libro intitolato Chi ha ucciso Piero Fassino, in cui si immagina e si descrive nei minimi particolari l’assassinio del medesimo. Per carità: se solo qualcuno immaginasse farlo, ci indigneremmo. Non abbiamo sentito per la verità la stessa indignazione quando è uscito il libro Chi ha ucciso Silvio Berlusconi. Ma forse eravamo distratti.
Però, anche loro, santo cielo, si sono distratti a lungo. Per esempio, Fassino ora prende le distanza dall’ex presidente Unipol, Consorte e dice che ha gestito i soldi con modi «estranei alla nostra etica». Meraviglioso: ma con tutte quelle telefonate, mai una volta che gli sia venuto il sospetto? Un vago sentore dell’etica? D’Alema è preoccupato: dice che teme che vengano fuori anche altre intercettazioni tra lui e Consorte.
Linee telefoniche roventi, evidentemente: ma con tutto questo parlottare, che manco gli innamorati nel giorno di San Valentino, è possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Pensare che il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli avanzava qualche sospetto sull’operazione da molti mesi. Com’è possibile che due persone intelligenti e preparate come D’Alema e Fassino invece per tutta l’estate abbiano continuato ad esultare ingenui come bebè avvolti nel borotalco? Com’è possibile che se le bevessero tutte? Diciamocelo: nella migliore delle ipotesi non ci capivano un’acca. O, se non altro, si facevano prendere per il naso.
Come ha scritto Valentino Parlato sul manifesto (un’altra aggressione da parte del centrodestra, caro Fassino?), le intercettazioni possono essere utili se servono a capire come agisce un uomo pubblico. I capi Ds, invece, continuano a fare come quel famoso tipo che si perdeva a guardare il dito e non riusciva a vedere la luna: le intercettazioni sono il dito, la luna è la commistione di affari e politica che ha viziato l’aria dell’Unione.
E che sta violentemente emergendo, con grave imbarazzo degli stessi elettori di sinistra cui i capi, tra una vacanza in Messico e una regata su Ikarus, avevano inculcato il dogma della «diversità» e della «superiorità morale». Ora, piaccia o no, sono loro i primi a chiedere conto a Fassino e D’Alema di quello che è successo.
E invece Fassino e D’Alema che fanno? Coprono l’assenza delle spiegazioni, con urla scomposte, inventandosi «aggressioni» e «campagne d’odio». Che è un po’ come affrontare la paura per l’esame del sangue insultando la perfidia dell’ago che si infila in vena: non soltanto non serve a nulla, ma peggiora la situazione. E rende pure piuttosto ridicoli.