LE INDIMENTICABILI GAG DI NANNI LOY

Specchio segreto, otto puntate in onda dal 19 novembre 1964, ebbe un grande successo, ma suscitò polemiche a non finire. Si parlò, da parte non solo del pubblico, di un programma che beffava innocenti cittadini, di un insulto alla dignità della persona, di vera e propria crudeltà. Solo alcuni critici lo difesero con la motivazione che apriva una strada nuova al linguaggio televisivo. In realtà Specchio segreto nasceva dal fortunatissimo programma della Cbs americana, Candid camera, che consisteva nel creare situazioni comiche fra persone reali, registrate da una telecamera nascosta. Nanni Loy, regista e provocatore di Specchio segreto, ne aveva fatto una versione italiana un po' differente: «Abbiamo progettato a tavolino - dichiarò - piccoli intrecci, gag iniziali, paradossi fantasiosi» per introdurli nella vita quotidiana, fra la gente normale. L'operazione era pilotata sapientemente e si avvaleva di attori come spalle. Da noi era un'assoluta novità che suscitò un interesse crescente fra i telespettatori, i quali non erano per nulla consapevoli dei trucchi usati per far ridere. Le ambizioni di Loy erano anche di tipo sociologico: mostrare uno spaccato dell'Italia di quel periodo e delle reazioni degli italiani a situazioni impreviste e strane. Il successo del programma fu, però, determinato dalle burle fatte a cittadini qualunque. La burla, d'altra parte, ha una grande tradizione nel nostro Paese, dalle novelle di Boccaccio a tutto un filone cinematografico fortunatissimo, e ha lo scopo di fare della vittima un personaggio sciocco più che ingenuo. Furono molte le burle irresistibili create da Loy e dai suoi collaboratori. La più famosa, che suscitava risate irrefrenabili fu quella della brioche che Loy intingeva nel cappuccino o nel the che stavano bevendo tranquilli avventori. La candid camera colse le loro reazioni, da quella del signore impietosito a quella del signore furibondo, fino a quella del cliente preoccupato per la sanità mentale di Loy. Altre situazioni assai divertenti furono create dalla giapponesina offerta in braccio ai passanti e alla giovane, bella donna di colore offerta addirittura in vendita. Ma come dimenticare la gag (che tale era) del finto balbuziente o di una mela morsicata offerta in dono ai passanti? Un episodio più amaro che divertente fu quello del disoccupato che reclamava diecimila lire davanti a una fabbrica. Le reazioni della gente normale di fronte a tutte queste situazioni non erano, però, del tutto spontanee e sincere. Achille Campanile, attento osservatore del programma, si dimostrò giustamente scettico: «È inutile illudersi; né microcamere né microfoni nascosti in tasca dell'interlocutore; l'unica macchina per sorprendere reazioni sincere è ancora il buco della serratura».