Gli indizi bastano anche al tribunale del riesame

(...) Prove, tanto per capirci, tipo l’arma del delitto con le impronte lasciate dall’indiziato, o la pelle del killer sotto le unghie della vittima, o un filmato della sequenza dell’omicidio. Nulla di tutto ciò c’era a Chiavari. Ma il pubblico ministero in quel caso ha firmato un decreto di fermo per i due fratelli. Neppure una richiesta di custodia cautelare da sottoporre al gip.
Sul delitto di Lavagna aveva lavorato la stessa squadra mobile di Claudio Sanfilippo, la stessa sezione omicidi agli ordini del vice questore Alessandra Bucci. Insomma, gli stessi poliziotti del caso Delfino. E avevano collaborato strettamente con il commissariato di Chiavari, con la compagnia carabinieri. Ma anche lì avevano messo un quadro indiziario. Un testimone c’era. Diceva di aver visto in un orario probabilmente compatibile con l’omicidio, i due fratelli Vulcano in compagnia della vittima, Adriano Costa. E poi di averli rivisti, più tardi, da soli. Per il caso Delfino il ruolo del testimone è svolto da una telecamera, che inquadra il sospettato numero uno in compagnia della sua ex, Luciana Biggi, nel centro storico. In piazza delle Erbe, mentre il delitto avverrà in vico San Bernardo, pochi minuti a piedi. Quel filmato, parole del pm che non l’ha ritenuto decisivo neppure contestualmente ad altri indizi, «è di venti minuti prima del delitto». Mica due sere prima.
Il movente? Per Luca Delfino c’era la gelosia, c’era la lite in piazza delle Erbe venti minuti prima del delitto. Per il caso Costa, parole del procuratore di Chiavari Luigi Carli: «La causa sembra riconducibile a una questione meramente economica, una storia di debiti e crediti». Altre dichiarazioni degli inquirenti sull’omicidio di Lavagna? «C’erano evidenti elementi che riconducevano a una conoscenza tra Costa e i suoi assassini», disse Alessandra Bucci. Una conoscenza. O ancora: «Devono essere ancora chiarite tutte le dinamiche e le responsabilità. Si presume che a sparare sia stato uno solo dei fratelli, da chiarire il ruolo del secondo che comunque ha assistito all’omicidio». Parole del procuratore capo Luigi Carli, da cui traspare ancora l’assenza di prove inconfutabili e univoche. Forse il «quadro indiziario» era persino meno forte di quello del caso Delfino-Biggi. Non ha dunque retto all’esame dei giudici? Macché. È di ieri la decisione del tribunale del riesame di respingere la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Claudio Zadra, difensore dei fratelli Vulcano. A Chiavari, provincia di Genova, anche un quadro indiziario può essere sufficiente sia per il gip, sia poi per i giudici del riesame.