Indonesia, giustiziati i tre cattolici condannati

Sono stati fucilati. Inutili tutti gli appelli alla clemenza, compreso quello del Papa

da Giakarta

Tutti vani gli appelli alla clemenza, a partire da quello di Papa Benedetto XVI: i tre cattolici condannati a morte a Palu, in Indonesia, con l’accusa di aver istigato un massacro di musulmani nel 2000 nella provincia di Seulewesi centrale sono stati fucilati ieri sera dal plotone di esecuzione. Lo ha reso noto il loro avvocato.
I tre cattolici, Fabianus Tibo, 60 anni, Dominggus da Silva, 42 anni, e Marianus Riwu, 48 anni, erano stati condannati a morte per il massacro avvenuto nel 2000 nella provincia di Sulawesi centrale durante scontri tra musulmani e cristiani, ma si erano sempre proclamati innocenti, e Amnesty international aveva denunciato che il loro non è stato un processo equo. La nunziatura apostolica in Indonesia e il Vaticano li avevano sostenuti fino alla fine, denunciando che le accuse contro di loro erano state fabbricate. Fino all’ultimo la Chiesa locale aveva sperato nel miracolo di un atto di clemenza. Ma invano.
Nel pomeriggio di ieri davanti al carcere si erano radunati i loro parenti, e padre Jimmy Tumbelaka, guida spirituale dei tre cattolici, aveva celebrato una messa. Ai condannati era stato negato il permesso di assistere a una messa all’interno del carcere e di ricevere i sacramenti.
Mercoledì il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, durante un colloquio a New York in margine all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva chiesto al suo collega indonesiano che la pena capitale non venisse eseguita. Ieri da Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, era giunto un nuovo appello.
A Giakarta e in molte altre città dell’Indonesia i cristiani si erano riuniti in veglie di preghiera e manifestazioni pacifiche, mossi dalla speranza che la sentenza non fosse eseguita.
Il calvario dei tre cattolici era cominciato il 5 aprile 2001, quando il tribunale regionale di Palu li aveva condannati a morte dopo averli riconosciuti colpevoli di incitazione alla violenza nel 2000, durante uno degli scontri interreligiosi molto frequenti in quegli anni nella regione di Poso: nell’assalto a una scuola furono uccisi circa 200 musulmani.